Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Una chiamata durante le ricerche: "So dove sono i corpi". Mitomane o un segnale?

Si cercano Luca Greco e Massimiliano Marino. I carabinieri hanno organizzato battute per perlustrare fra casolari e strade di campagna, anche con un elicottero, fra Campi, Cellino, San Donaci e Squinzano. Una telefonata al 112: "I cadaveri in una vasca a Surbo". Un falso allarme che potrebbe celare qualcosa

Foto di Antonio Quarta.

CAMPI SALENTINA – Erano circa le 16 quand’è giunta al 112 una telefonata anonima. E in fibrillazione sono andati due interi comandi provinciali dei carabinieri, quelli di Lecce e Brindisi. Dall’altro capo del telefono, una voce maschile annunciava che i cadaveri di Luca Greco e Massimiliano Marino si trovavano in una vasca per la decantazione delle acque, non lontano dal cimitero di Surbo.

Trentasette anni il primo, di Campi Salentina, 34 anni il secondo, di San Donaci, le ricerche dei due uomini, che mancano da casa ormai dal pomeriggio di domenica 10 marzo, erano iniziate da appena un’ora. Imponente il dispiegamento di forze: una trentina di militari disseminati nelle campagne, fra stradine sterrate e casolari abbandonati, lungo la linea di confine che taglia le due province, con il supporto di perlustrazioni aeree tramite l’elicottero fatto giungere dal comando regionale di Bari.   

I carabinieri si sono fiondati alla volta di Surbo per verificare se dar credito alla telefonata, impiegando anche l’elicottero per una più estesa visuale dell’area, dove vi sono diverse vasche costruite di recente. Come forse già ci si attendeva, però, era un falso allarme.

Scherzo di pessimo gusto di un mitomane? Potrebbe essere. Ma non si esclude neanche un tentativo studiato per cercare di fuorviare gli investigatori. I motivi potrebbero essere vari. Se fosse questo il caso, non sarebbe detto a priori che dall’altro capo del telefono potesse trovarsi qualcuno implicato nella scomparsa dei due uomini. Un esempio: un criminale che avesse qualcosa da nascondere, come droga o armi, proprio nei fondi in cui si stanno snodando le indagini, non desidererebbe l’intrusione in massa di carabinieri sul territorio.

Terza ipotesi, più intrigante e da non trascurare: potrebbe trattarsi di un segnale, per il momento non ben tracciato, lanciato da qualcuno realmente in possesso di qualche notizia sulle sorti dei due amici.

Di certo, l’indicazione di perlustrare i dintorni di Surbo non poteva neanche dirsi campata in aria. Sarebbe in qualche modo coerente con la vicenda nel suo complesso. E’ proprio in direzione del comune a nord di Lecce, infatti, e per la precisione verso il centro commerciale, che i due amici avevano riferito alle rispettive mogli di volersi recare, prima che di loro non si avesse più alcuna notizia.

Tant’è. L’auto con la quale domenica pomeriggio si erano allontanati, la Lancia Lybra di Marino, è stata ritrovata completamente bruciata nella tarda mattinata di mercoledì in una località ben diversa. Era nei pressi di un casolare di “Contrada Giovannella”, in aperta campagna. Un luogo che si raggiunge tramite una stradina interpoderale che si affaccia sulla provinciale che collega Cellino San Marco a Campi Salentina.     

luca greco-3-2-2-2-2-2I carabinieri hanno subito avviato le rilevazioni tecniche per scoprire da dove fosse partita la chiamata. Sondando celle e linee telefoniche, hanno scoperto la provenienza: una cabina telefonica di Lecce. E’ stato fatto un sopralluogo. Com’era quasi ovvio, dell’anonimo che poco prima aveva composto il 112 non c’era traccia.  

E’ stato quest’episodio, grottesco e inquietante nello stesso tempo, l’unico a infondere uno scossone a un pomeriggio interamente dedicato a vane ricerche. Il coordinamento è diviso a metà fra le compagnie di Campi Salentina, diretta dal capitano Nicola Fasciano, e di Francavilla Fontana, comandata dal capitano Giuseppe Prudente.

Si tratta di un’attività pianificata ieri, durante un vertice in Procura, con il magistrato titolare del procedimento, Giuseppe Capoccia, massimiliano marino-3-2-2-2-2per cercare di dare una svolta decisa all’indagine formalmente partita lunedì 11 marzo, quando le famiglie dei due uomini hanno denunciato la loro scomparsa. Per ora, hanno portato solo al già citato ritrovamento dell’auto. Non un buon segno. Gli inquirenti paventano chiaramente la possibilità che Greco e Marino siano stati assassinati.

Sarebbe un caso di “lupara bianca”, come non se ne sentivano da anni, nel Salento. E le piste al vaglio sono diverse. Tra queste, anche – ma non solo - quella legata ai recenti fatti di sangue nella zona di Squinzano, dove alcuni presunti clan emergenti sembrerebbero in competizione per il predominio del territorio. Anche se i due uomini hanno piccoli precedenti. Nulla che fino ad oggi potesse far presagire un inserimento in un più alto contesto criminale.  

I carabinieri, oggi, si sono ritrovati intorno alle 15 nei pressi del campo sportivo di Campi Salentina. Formate diverse squadre, con carte topografiche alla mano e fotografie dei due scomparsi, i militari si sono divisi in un raggio di decine di chilometri, battendo i territori nel quadrilatero composto da Campi, San Donaci, Cellino San Marco e Squinzano. Le ricerche sono proseguite fin quando non è calato il sole, anche durante e dopo i doverosi approfondimenti a Surbo. E andranno avanti nei prossimi giorni.  

Le perlustrazioni sul territorio integrano le indagini già avviate con l’ascolto di parenti, amici e persone che, per vari motivi, conoscono o frequentano Marino e Greco. Mentre proseguono anche le analisi dei tabulati telefonici e del traffico dei loro cellulari, per individuare contatti e spostamenti prima che scomparissero inghiottiti nel nulla.

La scientifica dovrà poi definire in maniera chiara se la presenza di cinque fori di proiettile sul cofano della Lybra siano precedenti o contestuali alla vicenda, anche se presunte tracce di stucco condurrebbero verso la prima ipotesi. E intanto, mentre gli investigatori tracciano piste ideali e sondano il campo a 360 gradi, in due famiglie, chiuse nel silenzio delle loro case, la flebile fiammella della speranza è costantemente sotto l’assedio di un’angoscia impossibile da sostenere. 

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