Cronaca

Selezioni in ateneo per il post Laforgia. Le prime candidature di Basset e Carducci

Il 9 luglio cominceranno le votazioni per il nuovo governo dell'università del Salento. Ieri la pubblicazione ufficiale del calendario. I due professori, candidati al ruolo di rettore e pro-rettore, rompono il silenzio sui papabili

L'ateneo leccese

LECCE – Le elezioni per la nuova guida dell’ateneo salentino sono in dirittura d’arrivo. Il 9 luglio, infatti, inizieranno le votazioni per il successore di Domenico Laforgia, rettore in carica fino alla fine di ottobre, nonostante il mandato scaduto da un anno e prorogato per effetto della nuova legge 240 del 2010, meglio nota come legge Gelmini.

Il calendario che stabilisce le modalità di votazione per il corpo elettorale, è stato pubblicato appena ieri dal decano dei professori di ruolo, Carlo Storelli. La chiamata alle urne è stabilita per il 9 luglio, quindi. Ma se l’aspirante rettore non dovesse raggiungere la maggioranza richiesta nel corso della prima giornata, si procederà con una seconda  e terza votazione nei due giorni successivi, fino al possibile ballottaggio (indetto il 12 luglio) tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti. Indipendentemente dal numero dei partecipanti, quindi, il professore chiamato a guidare l’Università del Salento per i prossimi sei anni sarà nominato tra chi abbia riportato il maggior numero di voti validi.

Il regolamento è molto chiaro anche rispetto ai criteri di selezione: il rettore sarà scelto, infatti, tra i professori ordinari delle università italiane. Ed è eletto a scrutinio segreto, in collegio unico, tra i docenti che dichiarino di optare per il tempo pieno in caso di elezione. Il 5 giugno, invece, è la data ultima scelta per depositare la propria candidatura e relativo curriculum. Ma già si scaldano i motori della competizione elettorale, con i primi nomi che rompono il silenzio piombato sulla rosa dei papabili.

I primi a presentare la propria candidatura congiunta per le cariche, rispettivamente, di rettore e pro-rettore vicario, sono stati Michele Carducci, professore ordinario di diritto costituzionale comparato e già preside della facoltà di scienze della Formazione e scienze Politiche e sociali, e Alberto Basset, ordinario di Ecologia.

La loro candidatura è costruita su una nuova proposta di governo dell’università di tipo comunitario e partecipativo, così come si evince dal programma elettorale già depositato in ateneo e pubblicamente consultabile sul sito: www.unisalento.it/people/michele.carducci e www.unisalento.it/people/alberto.basset.

Trentuno pagine di analisi, proposte, azioni e primi interventi, frutto del confronto con decine di persone della comunità accademica: studenti, docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo, collaboratori. Il documento programmatico propone un percorso sperimentale di ateneo diverso, spiegano gli interessati, non personalizzato né verticistico, sul modello delle più prestigiose università autonome d’Europa.

Il testo si apre con otto parole chiave che individuano i passaggi significativi del progetto: partecipare (con  metodi di democrazia partecipativa e nella promozione del valore aggiunto sociale, delle politiche di genere, del protagonismo degli studenti); rispettarsi (con il rifiuto delle epurazioni e della logica del “dossieraggio”, delle promesse personali, dei “vincoli fraterni”); discutere (accettando il “bilancio di mandato” biennale del rettore e di tutte le altre cariche connesse, il Codice per le interlocuzioni con i sindacati, la rotazione degli incarichi); coinvolgere gli studenti (con la partecipazione al Consiglio rettorale, l’impegno di ciascun docente all’orientamento al servizio e alla  valutazione della ricerca come premessa della didattica, la Borsa immobiliare dello studente); realizzare obiettivi (in modo che siano gli obiettivi a prevalere sugli adempimenti e quindi a promuovere semplificazione e snellimento dell’azione amministrativa); rispondere in trasparenza (con l’adozione della carta dei servizi, il circolo virtuoso” dei reclami, l’attivazione della difesa civica); costruire il futuro (con l’analisi di impatto e valutazione di idee e bisogni, la Borsa immobiliare per studiosi stranieri visitanti, il rafforzamento della massa critica relazionale e internazionale dell’università); “mai più separati in casa” (ossia praticare il coinvolgimento pubblico e paritario di tutte le categorie per la realizzazione del modello partecipativo).

Tutte le ipotesi di lavoro, spiegano Basset e Carducci, ruotano su due cardini: quello che i candidati denominano riscatto umanista (come umanesimo perenne del vivere universitario in tutte le aree e le azioni dell’ateneo, libero dalle visioni tecnocratiche dell’efficienza universitaria, conseguenti alla cosiddetta riforma Gelmini); una opzione per la fiducia verso il principio di partecipazione, con l’abbandono delle logiche di “fedeltà” incondizionata verso singole persone o gruppi dirigenti.

Nelle intenzioni dei candidati, quindi, l’università del Salento, afflitta dai recenti veleni che hanno scomposto la comunità accademica, “dovrebbe tornare ad essere un luogo di libertà, non di schieramenti”. La candidatura depositata è accompagnata dall’appello affinché vengano rispettate nel modo più trasparente e corretto possibile le regole della campagna elettorale, come previste dal nuovo Statuto, a garanzia della par condicio. Infatti, per tutto il mese di maggio qualsiasi professore ordinario delle Università italiane – come prevede la riforma Gelmini – potrà presentare la propria candidatura, mentre il mese successivo sarà dedicato alla campagna elettorale, che culminerà in una Conferenza di ateneo, il 18 giugno, aperta al confronto con tutti gli aspiranti al ruolo.

Carducci e Basset hanno fatto quindi presente che, nel periodo ancora utile alla presentazione di altre candidature, si asterranno da conferenze stampa e interviste, proprio al fine di operare in un confronto elettorale corretto anche verso possibili candidati esterni all’ateneo salentino. Per la stessa ragione, non intendono attivare blog o social network, che creino confronti non trasparenti e paritari con tutti gli elettori, mettendo invece a disposizione il programma allo scopo di ulteriori analisi, valutazioni, proposte, occasioni di partecipazione.

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