Cronaca

Canzoni, poesie e ripudio della guerra: sul 4 novembre una ventata di aria fresca

La celebrazione della giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, nel centenari dell’inizio della Grande Guerra, è stata caratterizzata dal significativo contributo degli alunni delle scuole leccesi. E sulle note di “O surdato ‘nnamurato” anche le autorità si sono fatte trascinare

Il generale di brigata Fulvio Poli. Dietro di lui alcuni studentii

LECCE – Da una poesia dal titolo “Io voglio la pace” alla canzone “O surdato ‘nnamurato” suonata e intonata dalla scale del Monumento ai Caduti, passando per la famosa citazione di John Fitzgerald Kennedy  del 1961 “l’umanità deve porre fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità”.

La celebrazione della giornata dell’unità nazionale e delle forze armate si è svolta a Lecce secondo un canovaccio meno convenzionale del solito. La presenza degli studenti – non solo figuranti sullo sfondo, ma interpreti essi stessi della cerimonia – ha portato aria fresca in un’occasione che, come tante altre e ogni anno di più, rimane ingabbiata negli schemi della ritualità istituzionale.

E invece l’appuntamento leccese è stato costruito in maniera inedita: ad ogni intervento delle autorità – erano presenti il prefetto Claudio Palomba, il generale di brigata e comandante della Scuola di cavalleria Fulvio Poli, l’assessore regionale Loredana Capone, il presidente della Provincia Antonio Gabellone, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone – ha fatto seguito quello di giovani di diversa età, dalle scuole elementari fino ai tutor universitari che hanno curato incontri e laboratori. 

E quando i ragazzi hanno intonato “O surdato ‘nnamorato”, la canzone scritta proprio nel 1915 da Aniello Califano e musicato da Enrico Cannio, anche le autorità – tra queste il prefetto che è originario di Napoli - hanno dismesso il tonosolenne per unirsi al buonumore che ha pervaso tutti i presenti.

Nel 2015 ricorre il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, la Grande Guerra, che si concluse il 4 novembre del 1918 con la firma dell’armistizio che sancì la vittoria degli Alleati contro gli Imperi Centrali: quello austroungarico si dissolse e l’Italia poté ultimare il processo di unificazione nazionale.

Ma più che la retorica della vittoria, limitata alla lettura del mitico bollettino numero 1268 a firma del generale Diaz, la manifestazione odierna ha voluto ricordare la necessità, in ogni tempo e in ogni luogo, di evitare conflitti armati come mezzo di risoluzione delle controversie – lo dice del resto la Costituzione della Repubblica sulla quale le forze armate prestano giuramento - e, a questa interpretazione hanno contribuito gli studenti e i loro insegnanti, con la scelta di contributi impregnati di pacifismo.

Non da meno il lavoro fatto dal Centro studi per le relazioni atlantico mediterranee, incardinato nell’Università del Salento, con il progetto “Cento anni fa… la Grande Guerra” svolto in numerosi istituti scolastici della provincia che andrà avanti anche nei prossimi anni fino al 2018, quando avranno termine le celebrazioni del centenario. Fino alle 16, presso la caserma Zappalà, è possibile visitare la mostra di documenti, reperti e ricordi recuperati e catalogati dagli studenti.

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