Cronaca

Caos al pronto soccorso e nelle sale operatorie: "Dispersione nell'offerta"

Medici, infermieri e Oss si sono riuniti in assemblea, insieme al direttore Sanguedolce, per denunciare la mancanza di personale, le condizioni di scarsa sicurezza del Pronto soccorso e gli effetti della direttiva comunitaria che impone il rispetto dei riposi tra turni di lavoro. "Prossima riorganizzazione

LECCE – “Abbiamo inviato richieste alla direzione della Asl ed anche alla Regione Puglia ma in pochi ci hanno ascoltato”: è un grido di sofferenza quello che si è levato dal personale sanitario del “Vito Fazzi”, riunito in assemblea presso la direzione sanitaria dello stesso ospedale. La sala, questa mattina, era gremita di lavoratori: infermieri e operatori socio sanitari innanzitutto, ma anche molti primari dei vari reparti ed i sindacalisti di Uil ed Fsi e Nursind.

I lavoratori hanno voluto incontrare personalmente il dirigente Antonio Sanguedolce per mettere sul tappeto una serie di questioni che stanno esasperando la vita all’interno del Pronto soccorso e delle sale operatorie innanzitutto, senza trascurare i problemi che attanagliano i singoli reparti medici, a partire da quello di chirurgia.

Dopo tre ore intense di assemblea un punto è stato chiaro e condiviso anche dal direttore: la causa di tutte le difficoltà sarebbe nella mancanza di personale infermieristico e socio sanitario. Una lacuna già importante, aggravata dalla chiusura di molti ospedali della provincia, per effetto del piano regionale di riordino sanitario, che ha scatenato un effetto collaterale del tutto prevedibile: quello di dirottare una mole imponente di pazienti verso il capoluogo. A detta dei lavoratori il Pronto soccorso starebbe per implodere: l’utenza affolla la sala d’attesa, impaziente a causa della lentezza delle prestazioni che i pochi operatori riescono a garantire, e a gran prezzo.  I casi di cronaca testimoniano episodi di aggressione ai danni degli stessi lavoratori. Situazioni neppure sporadiche, a detta degli interessati, che lamentano minacce e aggressioni (fisiche e verbali) divenute all’ordine del giorno.

Se l’esasperazione dei pazienti, troppi e costretti a lunghe attese, pare essersi esaurita, non è da meno la sofferenza del personale medico, costretto a lanciare un vero e proprio allarme sicurezza. Le dichiarazioni di un infermiere bastano, probabilmente, a rendere un’idea della situazione: “Per impedire alle persone di accedere all’interno della sala in cui i pazienti vengono visitati stiamo utilizzando i pannelli protettivi che, invece, servirebbero in radiologia. E’ grave che non ci siano delle porte a proteggere il lavoro dei medici e degli infermieri”. All’appello non mancherebbe quasi nulla: dai pazienti che necessitano di Tso (trattamento sanitario obbligatorio), potenzialmente più pericolosi e lasciati soli in corridoio, fino agli accessi di persone non autorizzate. In più il servizio di vigilanza armata al momento viene garantito da una sola guardia giurata mentre la postazione fissa della polizia risulta completamente chiusa.

Di fronte ad una pianta organica del personale rimasta pressoché immutata, sono aumentati esponenzialmente gli accessi in ospedale, con il risultato che le emergenze si accavallano e gli utenti più che usufruire di un servizio pubblico rischiano di subire un disservizio.

Non mancano neppure i disagi all’interno delle sale operatorie: gli interessati hanno denunciato la riduzione del numero di infermieri durante il turno notturno, in quella fascia oraria che paradossalmente risulta più critica. Per quanto riguarda il reparto di chirurgia, sempre secondo gli addetti ai lavori, le mansioni degli Oss sarebbero coperte da infermieri tutto fare che si improvvisano a trasportare barelle e non riescono, contemporaneamente, a prestare attenzione agli ammalati.

La situazione, però, rischia veramente di diventare “insostenibile” per effetto dell’entrata in vigore di una direttiva comunitaria che impone un lungo periodo di riposo (11 ore) tra un turno e l’altro ricoperto dagli infermieri. Già da domani si dovrà dire addio agli estenuanti orari no-stop che pure erano serviti a colmare molte lacune e far fronte, seppur faticosamente, alle numerose urgenze. Per quanto legittima, la direttiva sta seminando il panico nei reparti giacché, in ottemperanza della legge 161 del 2014 che riceve le direttive comunitarie, certe deroghe non saranno più ammesse e, quasi certamente, sarà necessario modificare l’organizzazione del lavoro all’interno di ciascun reparto.  Ed è questo, per i sindacalisti, uno dei principali nodi da sciogliere. Non a caso Fsi ha diffidato l’amministrazione “ad astenersi da qualsiasi comportamento pregiudizievole dei diritti dei lavoratori”.

Il direttore Sanguedolce, incalzato sul punto, ha attribuito molti di questi problemi al blocco del turnover che ha impedito all’azienda di rimpiazzare i lavoratori uscenti. “L’amministrazione ha già fatto tutto il possibile, sforando il tetto degli incarichi a tempo determinato per 7 miliardi di euro e derogando al blocco del turnover per garantire i servizi”. Ma, secondo lui, c’è di più: “Noi stiamo accusando una dispersione dell’offerta sanitaria su sei presidi ospedalieri che offrono servizi che si replicano, ed al fine di garantire tutto a tutti si è creata questa situazione – ha aggiunto -. Nel corso delle prossime settimane provvederemo ad una riorganizzazione dei servizi sanitari che non prevede, però, una riduzione dei posti letto ma interviene per gestire razionalmente questa dispersione”.

E per quanto riguarda le figure professionali, Sanguedolce ha parlato di una garanzia di continuità nel lavoro degli Oss i cui contratti dovrebbero essere rinnovati e della necessità di salvaguardare la professionalità degli infermieri, “ripristinando l’equilibrio tra le quote di Oss ed infermieri sulla base delle singole esigenze e non su semplici calcoli percentuali”. I sindacati, per parte loro, hanno chiesto di accelerare i tempi, senza aspettare le risposte della Regione Puglia, e di costituire un gruppo di lavoro interno al Fazzi. La situazione, insomma, sembra tutta in divenire.

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