Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

"Capitali della criminalità", scure del Tar sulla banca: respinto ricorso su commissarimento

La terza sezione del Tribunale amministrativo del Lazio ha rigettato l'istanza dell'ex vicepresidente del Cda, Raffaele Potì. Sole tre pagine d'ordinanza, ma significativo un passaggio sui movimenti bancari, cioè il perno dell'intera vicenda per cui al momento vi sono undici indagati dalla Dda di Lecce

CARMIANO – Il Tar del Lazio ha detto no. E’ stato respinto il ricorso presentato da Raffaele Potì, già vicepresidente del Cda della Banca di credito cooperativo di Terra D'Otranto, contro il commissariamento dell’istituto, diretta conseguenza delle note vicende giudiziarie sorte in seguito alle elezioni per il rinnovo delle cariche amministrative del 4 maggio dello scorso anno.

La sentenza è stata depositata il 26 marzo. Il decreto di commissariamento era stato emesso dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan ed era scaturito in seguito alla relazione redatta dagli ispettori di Bankitalia a firma di Ignazio Visco. 

Si basava sul riscontro di presunte gravi irregolarità in materia di antiriciclaggio e mancati controlli sul rispetto della normativa antiusura, oltre che sul diffondersi di operatività anomale e movimentazioni sospette in alcune delle quali sarebbero implicate società gestite da persone coinvolte anche in indagini riguardanti reati di stampo mafioso, per oltre 10 milioni di euro, nel periodo che si riferisce ai primi mesi del 2014.

La terza sezione del Tribunale amministrativo del Lazio (presidente Francesco Corsaro, consiglieri Vincenzo Blanda e Achille Sinatra, quest’ultimo anche estensore) ha dunque ritenuto validi presupposti da cui è nato il commissariamento.

In un passaggio in particolare, si fa esplicito riferimento alle motivazioni riguardanti i movimenti di capitali che sarebbero riconducibili alla criminalità organizzata, contenute nella relazione di Bankitalia del 23 dicembre scorso. "Non pare esulare dalla generica dizione normativa di cui all'articolo 70 del Testo unico bancario numero 385/1993 l'accertamento di fatti, puntualmente elencati al paragrafo 2.1 della relazione del 23 dicembre 2014 cui rimanda il decreto impugnato, legati a movimenti di capitali riconducibili alla criminalità organizzata", si legge.

Da qui, ma anche dal non aver rilevato vizi nella fase istruttoria, come lamentato dalla controparte, il respingimento della mozione presentata da Potì a febbraio. L’ex presidente del Cda era rappresentato dagli avvocati Ernesto Sticchi Damiani, Saverio sticchi Damiani e Antonio Dell'Atti. Il ricorso era stato presentato avverso il ministero dell’Economia, la banca stessa, nella sua gestione provvisoria, e la Banca d’Italia, con difesa affidata agli avvocati Raffaele D’Ambrosio, Marco Di Pietropaolo e Stefano Montemaggi.

La Banca di credito cooperativo di Terra d’Otranto, cha ha sede a Carmiano e direzione generale a Lecce, è finita in un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, con indagini delegate ai carabinieri del Ros di Lecce, diretti dal tenente colonnello Paolo Vincenzoni. Sono stati acquisiti diversi conti correnti sospetti, come secondo passaggio rispetto all'avvio dell'inchiesta, per cui in undici sono stati iscritti nel registro degli indagati per tentata estorsione con il metodo mafioso. 

Quello di oggi è provvedimento cautelare, quindi molto sommario. Nondimeno acquisisce rilievo proprio quel passaggio sui movimenti di capitali, che è il perno dell'intera vicenda. In appena tre pagine di ordinanza, di fatto i giudici entrano nel merito della questione. I legali di Potì hanno comunque annunciato che presenteranno ricorso al Consiglio di Stato. 

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