Cronaca

"Carenze certificate dall'Asl, ora si abbia il coraggio di chiudere il carcere"

La provocazione arriva dall'Osapp, sindacato di polizia penitenziaria. "A Borgo San Nicola anche a mille e 500 detenuti, contro i 659 posti disponibili. Ma le colpe sono del governo, non certo dell'amministrazione penitenziaria"

 

LECCE – “E ora si abbia il coraggio e il buon senso di disporre la chiusura del carcere di Lecce”. La provocazione (ma neanche tanto) arriva da Domenico Mastrulli, vicesegretario nazionale dell’Osapp, una delle sigle sindacali della polizia penitenziaria, e giunge a margine della notizia sulle certificazioni delle carenze igieniche e strutturali del complesso di Borgo San Nicola da parte dell’Asl. Una vecchia battaglia di tutti i sindacati di polizia penitenziaria, che oggi fa insorgere in particolare proprio l’Osapp.

“Di fronte alla pubblica dichiarazione  dell'azienda sanitaria  che ha certificato le carenze strutturali e igieniche dell'istituto penitenziario Borgo San Nicola di Lecce, affermando che nel gruppo docce sono ‘presenti carenze funzionali’, mentre, in cella, sono insufficienti i metri a disposizione – dice Mastrulli -, si abbia finalmente il coraggio  istituzionale di disporne la chiusura con un’apposita ordinanza sanitaria  sindacale o  prefettizia”.

L’Osapp individua, comunque, nel governo, la responsabilità principale, per “l’assenza di profonde e mirate iniziative finalizzate al contrasto del fenomeno sovraffollamento”. E ricorda che nella sola Puglia, a fronte di 2mila e 459 posti, le presenze superano le 4mila e 400 unità. “Proprio a Lecce i posti da occupare sarebbero 659 mentre a volte vengono stipate fra le mille e 300 e le mille e 500  persone. “Se ora è la stessa Asl di Lecce a certificare le carenze strutturali e igienico-sanitarie dell'istituto di pena di Lecce, potrebbe apparire anche da irresponsabili non agire di conseguenza”, dice Mastrulli. Che rincara la dose sostenendo che situazioni simili di potrebbero ravvisare a Bari, Turi, Foggia, Taranto, Trani, solo per restare in Puglia, e che si chiede: “Cosa ne pensano le Asl territoriali delle condizioni di permanenza dei bambini e delle madri nelle carceri? E’ costante la presenza di medici, specialisti e personale qualificato per neonati e bimbi minori nelle carceri?”

“Nella relazione, a firma del direttore Alberto Fedele – dice Mastrulli -, si evidenzia come il gruppo docce ‘presenti carenze funzionali’. ‘In relazione al numero dei detenuti occupanti la cella’, si legge ancora nella relazione indirizzata al magistrato di sorveglianza, ‘dovrebbe essere necessari 42 metri quadri, a fronte dei 9 disponibili’”. E dunque, “come sindacato gradiremmo conoscere  cos’abbia  suggerito la direzione Sanitaria al termine dell’ispezione e se abbia anche visitato i luoghi dove vivono, soggiornano e dormono e lavorano  gli  800 poliziotti  di Lecce”.

Mastrulli conclude sostenendo che “la vera tortura è non comprendere che il problema del sovraffollamento detentivo è responsabilità dello Stato  italiano e non dell'amministrazione penitenziaria o dei dipendenti, o ancora peggio, dei poliziotti. Eppure, puntualmente, a finire sul banco degli  imputati, è solo l'amministrazione penitenziaria”. 

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