Cronaca Corigliano d'Otranto

Carenze legislative sul fotovoltaico della discordia

Retroscena del blitz: le Dia per impianti, in assenza di strumenti normativi certi, rischiano di mettere in difficoltà i Comuni, chiamati ad interpretare la materia. E dalla Regione non arrivano lumi

Un impianto fotovoltaico (foto di repertorio).-2

CORIGLIANO D'OTRANTO - Dichiarazioni d'inizio attività di progetti per impianti fotovoltaici, che finiscono sotto la lente di ingrandimento dei controlli operati dalle forze dell'ordine: i casi sono ormai all'ordine del giorno, vista l'attenzione anche mediatica che la corsa alle energie rinnovabili comporta, con tutte le conseguenze e le osservazioni sull'impatto paesaggistico.

Ci sono, però situazioni che meritano attenzione e che rappresentano una interessante eccezione: è il caso di Corigliano d'Otranto, interessato nei giorni scorsi (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27673 ), da un blitz di carabinieri e guardia di finanza che ha acquisito in Comune delle carte sulle autorizzazioni e le procedure di alcuni impianti. Il comune della Grecìa Salentina è notoriamente tra quelli che si è dotato di uno speciale regolamento sul tema del fotovoltaico molto rigido, in contrasto con ogni tentativo di danno sui territori.

Eppure le Dia continuano a mancare di adeguati chiarimenti interpretativi di legge, che rischiano di mettere in difficoltà gli uffici tecnici, chiamati a confrontarsi con i progetti del territorio. Esattamente come accaduto a Corigliano, dove delle Denunce 'inizio attività per impianti fotovoltaici inferiori a 1Mgw/p sono state depositate in forza della legge regionale 31 del 2008, dichiarata successivamente illegittima con sentenza della Corte Costituzione del 2010.

Le stesse Dia, nel corso dell'esecuzione dei relativi lavori, hanno avuto necessità di variazioni progettuali consistenti sinteticamente in variazioni tecnologiche relative ai pannelli da installare, variazioni planimetriche all'interno dell'area di pertinenza e variazioni tecnologiche relative alle strutture di supporto dei pannelli; ma dal momento della comunicazione al Comune di queste novità, è sorto il problema, poiché si è scoperta la vacanza legislativa in materia, tesa a comprendere se le varianti possano ritenersi "sostanziali". Per questo, l'ufficio tecnico ha inteso chiedere agli uffici regionali di competenza (settore industria, industria energetica, e assessorato all'urbanistica) chiarimenti interpretativi.

Nel testo della lettera inviata alla Regione si legge che "ad oggi, pertanto, questo ufficio si trova nella difficoltà di dover interpretare l'applicazione di strumenti edilizi ed autorizzativi, nati per l'edificazione edilizia di immobili, in contesto normativo che regola il settore incerto e di non chiara attuazione. A tale difficoltà oggettiva si aggiunge la preoccupazione di esporre l'Ente ad esorbitanti richieste di risarcimento danni, da parte delle ditte proponenti, provenienti dalla mancata realizzazione e/o connessione degli impianti".

Pertanto, il Comune, in assenza di una circolare esplicativa da parte dei competenti organi regionali, ha richiesto agli uffici il modus operandi da tenere, finalizzato alla corretta applicazione della procedura da adottare riguardo all'attuale gestione delle pratiche antecedenti la sentenza della Corte costituzionale, anche al fine di evitare distorte e/o discordanti applicazioni delle procedure. Il guaio è che, finora, in via del tutto informale, nemmeno dalla Regione sembrano arrivare risposte. E la patata bollente resta in mano agli uffici tecnici, che si trovano tra l'incudine e il martello.


Lo stesso primo cittadino Ada Fiore chiarisce che la Regione Puglia non ha ancora dato necessari chiarimenti e che, nonostante l'impegno del Comune di Corigliano d'Otranto, che ha adottato un rigido regolamento che ha impedito lo stravolgimento del territorio, esista un'oggettiva difficoltà interpretativa da parte di chi sembra chiamato a districare la questione sui territori.

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