Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Il colonnello vince la "battaglia" con l'Asl: cure per uranio impoverito, sì ai rimborsi

Carlo Calcagni, di Guagnano, si era visto negare per ordine della Regione il rimborso dell'80 per cento per le spese sostenute in un centro specializzato inglese sulla base di motivazioni ritenute dal giudice lacunose, in quanto non si stabiliscono le modalità per un pari trattamento in Italia

@TM News/Infophoto

LECCE – Il colonnello dell’Esercito Carlo Calcagni, 50enne, in congedo, sembra che finalmente abbia vinto la sua battaglia: avrà diritto al rimborso delle spese mediche nella misura dell’80 per cento, per curarsi in un centro specialistico del Regno Unito.

Queste erano state bloccate su indicazione dell’assessorato dell’Asl di Brindisi. Lui, di Guagnano (ma residente a Cellino San Marco), appassionato sportivo, dirigente di un club di ciclismo guagnanese, ha contratto una grave malattia durante una missione in Bosnia Herzegovina  nel 1996.

La vicenda è nota ormai da anni. Il colonnello Calcagni, all’epoca pilota di elicottero, addetto al servizio Medevac (evaquazioni medico sanitarie), è solo una delle tante vittime di “fuoco amico”, a causa delle esalazioni dopo un massiccio bombardamento delle forze Nato con ordigni composti di uranio impoverito. E’ una malattia riconosciuta come dipendente da causa di servizio dai ministeri di Difesa ed Economia e finanze.

Le cure, come stabilito dai medici britannici, dovevano avvenire ogni tre mesi. Per questo il colonnello ha chiesto l’autorizzazione preventiva al ricovero all’Asl. I rimborsi, però, sono stati bloccati perché l’assessorato alla Sanità ha ritenuto che le sedute fossero troppo ravvicinate nel tempo.

Un’ordinanza del giudice del lavoro aveva già riconosciuto che fosse rispettato il diritto “ad essere curato presso il centro inglese secondo le modalità e tempistiche stabilite dallo stesso centro ospedaliero, con rimborso delle spese a carico dell'Asl secondo quanto previsto dall'articolo 6 del decreto ministeriale della Salute del 3 novembre 1989, nella misura dell'80 per cento”. 

Tutto inutile. La Regione Puglia aveva espresso parere negativo comunicando alle Asl del territorio “l'opportunità di non autorizzare cure all'estero per sensibilità chimica multipla ritenendo che le stesse possano essere autorizzate presso centri di riferimento presenti sul territorio nazionale”. Rivoltosi così al Tribunale di Brindisi, il giudice ha ritenuto non persuasive le argomentazioni della Regione espresse in una nota del 30 aprile scorso.

Il provvedimento sarebbe lacunoso, poiché, pur affermando che tali cure possano essere praticate anche in Italia, non sembri concretamente individuare i centri clinici italiani in grado di erogare la prestazione richiesta in modo adeguato al caso specifico. Diversamente da quanto avviene nel Regno Unito. “Altrettanto carente si rivela il parere della Regione Puglia, poiché difetta di un concreto apprezzamento del trattamento terapeutico richiesto e della sua effettiva ottenibilità, in termini equivalenti a quelli prospettati, presso un centro clinico nazionale”.

Per stigmatizzare la vicenda, di recente, si erano mossi nelle settimane scorse il vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Regione, Erio Congedo, e il consigliere Antonio Scianaro. I quali oggi commentano: “In una Regione disinteressata alla salute dei cittadini, ancora una volta è intervenuta la magistratura per ristabilire un clima di giustizia e riconoscere il diritto alle cure di un militare pugliese”.

"E' una notizia che riempie di soddisfazione – proseguono -, ma che rattrista per l'insensibilità mostrata dalle istituzioni regionali. Una Regione che nega i diritti, mettendo a rischio la salute e la vita del cittadino, anche quando, come in questo caso, c'erano già tre sentenze di condanna nei confronti dell'Asl di Brindisi e a favore del militare”.

“E' una vicenda sofferta che ha incontrato un lieto fine, ma è un momento anche di profonda riflessione su cosa significhi una politica che calpesta diritti e le fragilità di chi affronta una dura malattia. Di questo ci rammarichiamo come uomini – concludono -, ma soprattutto come politici rispetto ad un sistema che andrebbe rivoluzionato e che oggi rappresenta il primo fallimento di una politica costosa, inefficiente e che non guarda al bene della comunità".

 

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