Mani su gioielli e soldi della zia malata: sotto inchiesta finisce una 41enne

Chiuse le indagini su una donna di Carmiano accusata di aver circuito una familiare affetta da problemi psico-fisici, prendendo il controllo totale della sua vita e averi. Sotto la lente del magistrato, somme per oltre 86mila euro

CARMIANO - Dopo la perdita del marito, la depressione, poi un ictus che le avrebbe lasciato danni fisici. Di questa fragilità ne avrebbe approfittato una nipote acquisita: con la sua presenza costante e disponibilità continua, avrebbe rafforzato il rapporto di fiducia, isolandola dal resto della famiglia, così da avere il totale controllo della sua vita e dei suoi beni, quali numerosi gioielli e conti correnti.

E’ questa la storia che arriva da Carmiano, con sfortunata protagonista una 67enne, raccontata nelle carte dell’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Massimiliano Carducci, avviata dopo la denuncia sporta dalla presunta vittima e dalla sorella, ora giunta alle battute finali.

Circonvenzione di incapace e appropriazione indebita aggravata, sono i reati messi nero su bianco nell’avviso di conclusione delle indagini che nelle scorse settimane ha raggiunto una donna di 41 anni.

Questa, stando all’accusa, all’inizio del 2018, in seguito all’accredito sul conto corrente bancario della zia, ex dipendente della Asl di Lecce, della prima rata del TFR per 32mila euro, avrebbe indotto la malcapitata a regalare al coniuge (che è il nipote diretto) la somma di 15mila euro per l’acquisto di un’autovettura e a farsi consegnare anche la carta bancomat che avrebbe utilizzato per effettuare addebiti e prelievi per una somma complessiva di oltre 10mila e 200 euro, non giustificabili, sempre secondo l’accusa, con le effettive necessità e col tenore di vita della familiare.

Nel febbraio di quello stesso anno, l’indagata avrebbe aperto un nuovo conto corrente cointestato, sul quale furono spostati i soldi del precedente conto e versate altre somme della malcapitata per un totale di circa 31.500 euro, e ancora, avrebbe utilizzato la relativa carta bancomat, con la scusa che in questo modo avrebbe potuto gestire più agevolmente pagamenti e spese sempre nell’interesse della zia, arrivando a prelevare in un solo mese 8mila e 200 euro e in sei mesi quasi 21.500 euro.

Inoltre, secondo le indagini, la nipote, nonostante fosse stata diffidata, per due volte, dal restituire diversi beni, si sarebbe appropriata di tutta la documentazione medica, di quella che riguardava il trattamento pensionistico e il TFR, e di comunicazioni da parte dell’Inps, oltre che di pietre preziose e gioielli in oro, tra i quali 24 anelli, uno dei quali con brillante, un bracciale con ciondoli, un orologio firmato, una collana, e un paio di orecchini con pietra di corallo.

La 41enne cercherà di dimostrare che ogni accusa è infondata e, attraverso i suoi difensori, gli avvocati Rita Ciccarese e Francesco Calcagnile, ha chiesto al pubblico ministero una integrazione delle indagini.

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