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Birre lanciate contro i militari e colpi d’arma: la spavalderia della banda

Furti tentati e riusciti e rapine. Francesco Carrozzo, di Magliano, è onnipresente. Matteo Vadacca di Carmiano e Gianfranco Petrelli di Arnesano compaiono in alcuni episodi. In alcuni casi le vittime prese anche a pugni e schiaffi

LECCE – Furti, rapine e spavalderia. Tanto da arrivare a lanciare due casse di birre appena rubate contro un’auto di pattuglia dei carabinieri pur di mettere i militari fuori strada durante un pericoloso inseguimento a velocità smodata, nel buio più pesto. La “spaccata” era appena stata scoperta, ma, almeno quella notte, chi era a bordo di una Fiat Uno rubata, ha venduto cara la pelle.

Sfuggire una volta all’alt, però, e quindi a quello che sarebbe stato un inevitabile arresto in flagranza, non è comunque servito a evitare il carcere, ma solo ad allontanare l’appuntamento. Tempo ci vuole, ma quando la macchina investigativa si avvia, prima o poi si raggiunge il traguardo. E quel traguardo l’hanno tagliato i carabinieri della task force della Compagnia dei carabinieri di Lecce, una cellula formata da investigatori della Sezione operativa che, all’alba di oggi, come già raccontato, hanno stretto le manette ai polsi di Francesco Carrozzo, 33enne di Magliano (frazione di Carmiano), Matteo Vadacca, 32enne di Carmiano e Gianfranco Petrelli, 48enne di Arnesano.

Carrozzo, l'onnipresente

Ma come hanno agito e quali sono i casi che vengono loro attribuiti? Fra testimonianze, videocamere e riscontri incrociati degli investigatori dell’Arma, emerge, in primis, un aspetto: a essere sempre in prima linea, in ogni colpo, è Carrozzo. Che sia con altri (ancora non identificati), o in coppia con Vadacca o Petrelli, l’onnipresenza del 33enne maglianese lascia ipotizzare che possa aver avuto una sorta di leadership, quantomeno particolare intraprendenza.

In questa vicenda, il nome di Carrozzo (di recente uscito fra gli assolti nel processo in abbreviato per l’operazione “Armonica”) compare la prima volta, stando alle carte, per un caso di ricettazione, attribuita a lui e a due altri soggetti mai identificati, riguardante una Fiat Uno risultata rubata a Guagnano e con denuncia presentata presso i carabinieri di Monteroni di Lecce. È il 28 febbraio e quello stesso giorno l’auto viene usata per assaltare il market Eurospin, sempre a Guagnano, con pistola e volti travisati. La cassiera, minacciata, è costretta a cedere 230 euro.

RAPINA 1-3

Vi è poi una parentesi di quasi un mese, prima che abbia inizio la vera escalation. E qui, con Carrozzo, viene identificato anche Petrelli. È il pomeriggio del 20 marzo ed è quasi un classico, un colpo mordi e fuggi ai danni di una tabaccheria e negozio di articoli da regalo. È la rivendita Dante di Arnesano, dove, secondo le indagini, i due fanno irruzione armati di pistola e travisati, riuscendo a sottrarre un bottino di 1.500 euro.

Sei giorni dopo, il 26 marzo, a Carmiano sparisce un’altra Fiat Uno e due giorni dopo Carrozzo, con due soggetti ancora da identificare, secondo gli investigatori si rende artefice di un tentativo di furto ai danni del bar tabacchi Barotto di Lequile. Sono le 5 del mattino: la banda arriva sul posto con volti coperti e zaini già aperti per infilarci la refurtiva. I tre iniziano a sferrare calci, ma la porta non cede e devono squagliarsela prima di essere intercettati.

Casse di birra contro i carabinieri

Morto un papa, se ne fa un altro, nel senso che la sera successiva, quella del 29 marzo, si tenta un nuovo furto. Carrozzo e un complice al momento ancora ignoto, sfondano la porta del circolo ricreativo Olny Friends di Carmiano, danneggiano due slot e la macchina cambia soldi in cerca di monete, infine rubano due casse di birre. Poco dopo, però, ecco spuntare una pattuglia dei carabinieri, sulla Magliano-Carmiano. Sono circa le 23,30.

I due sono a bordo di un’auto rubata, i militari intimano l’alt, ma per tutta risposta il veicolo prende velocità e inizia a sfrecciare con totale sprezzo del pericolo senza mai rallentare a un incrocio. Ma i carabinieri sono sempre alle spalle, così si decide di sacrificare la bevuta: prima una, poi l’altra, le casse di birra vengono lanciate contro la gazzella e alla fine i due riescono a farla franca.

Spari e ceffoni per intimidire

Il nome di Vadacca, accanto a quello di Carrozzo, compare, invece, solo il 3 aprile, in quello che si rivela l’episodio forse più grave. Alle 5 del mattino i due sono già in piedi e decidono di mettere a segno un paio rapine in rapida successione, andando a colpire le uniche attività possibili, in quel momento di pieno lockdown e vista anche l’ora: panifici. Armati di una pistola Sig Sauer, si presentano così nel forno Centonze di Magliano, puntano l’arma al malcapitato dipendente e iniziano a urlare, in dialetto: “Li sordi, damme li sordi, a du tieni li sordi”.

Non contenti, scaricano la loro aggressività sul povero panettiere, rifilandogli pugni in volto per poi fuggire con la miseria di 10 euro sgraffignati dalla cassa. Poco, troppo poco. E allora, un quarto d’ora dopo eccoli spuntare in un altro forno, questa volta ad Arnesano: La Puccia. Qui, si dimostrano ancor più rabbiosi, esplodendo un colpo di pistola in aria a scopo intimidatorio, rifilando un ceffone al titolare e rapinandogli il portafogli con 150 euro. Poi, la serie di furti e rapine s’interrompe. Forse intuiscono qualcosa, sentono il fiato degli investigatori su di loro. E oggi, la resa dei conti con le manette e il trasferimento in carcere. Carrozzo e Vadacca sono difesi dall’avvocato Cosimo D’Agostino, Petrelli dall’avvocato Stefano Pati.

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