Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

"Caro Vendola, ti racconto il mio ‘Ritorno al passato'"

Fa discutere il caso delle nuove tasse impreviste a carico dei giovani vincitori del bando "Ritorno al futuro": uno di loro ha deciso di scrivere a Vendola, raccontando la propria esperienza

BARI - Il caso "Ritorno al futuro" miete purtroppo sempre più vittime. Dopo le segnalazioni e le pubblicazioni di questi giorni, con l'ultima evoluzione intorno alla gestione del bando, ossia con l'emissione da parte della Regione Puglia di un Cud, a seguito dell'erogazione della borsa di Studio del bando, dove oltre a quanto già trattenuto a monte (ossia le tasse sulla porzione prevista da imporre, sul 50% della somma erogata), era contenuta la cifra totale della borsa di studio, così da costringere i riceventi a considerare tassabile l'intera cifra ottenuta e non solo l'aliquota del 50%, come previsto dalla disciplina fiscale del bando. Roberto Martalò è uno dei giovani, finiti nella rete della controversia, e affida ad una lettera-testimonianza, indirizzata al governatore delle Regione Puglia, Nichi Vendola, il racconto della propria esperienza:

"Egregio Presidente Vendola,
ho provato a mandare questa missiva direttamente ai Suoi recapiti che pubblicamente si trovano su Internet ma, non avendo avuto alcuna risposta, provo a contattarLa tramite i media. Mi rendo conto che i Suoi impegni Le impediscono di poter leggere o rispondere a tutto, ma sento la necessità di farLe pervenire queste mie considerazioni anche perché sostenuto dalle Sue dichiarazioni circa la necessità di un ritorno dei cittadini a far sentire la propria voce.

Scrivo queste righe per comunicarLe la sorpresa e l'amarezza che ha colto me e molti altri giovani pugliesi che hanno usufruito della borsa di studio Ritorno al Futuro Avviso n. 1/2008. Al momento della ricezione del Cud 2010, abbiamo scoperto con sentimenti di delusione e contrarietà che bisognerà pagare ulteriori tasse. Il sottoscritto ha ricevuto una borsa di 25mila euro lordi per un master all'estero e ha dunque incassato, al netto della ritenuta d'acconto, 23467 euro suddivise come previsto dal bando in due tranches.

E' ovvio che tale cifra sia stata già da tempo consumata per permettermi l'iscrizione al master e potermi mantenere durante il periodo d'aula e il periodo di stage. Nel rispetto del contratto etico e per una scelta di vita, ho deciso di tentare il ritorno nell'amata Puglia ma il lavoro purtroppo non è ancora arrivato. I motivi sono facilmente individuabili: crisi economica, disoccupazione crescente, imprese che non assumono ma al limite cercano stagisti di tre o sei mesi a costo zero, un mercato di settore che stenta molto, ecc. Per rifarci allo studio recentemente pubblicato dall'Istat e relativo ai 'bamboccioni', io sono un 28enne che ha dovuto far rientro a casa e, ahimé, sono costretto anche a chiedere di essere mantenuto dopo aver provato la gioia dell'indipendenza economica.

Devo insomma chiedere ulteriori sacrifici alla mia famiglia che già ne fa tanti per poter andare avanti. Mi creda, la sensazione di sconfitta e frustrazione che provo per questo 'ritorno al passato' è enorme e difficile da sopportare. Adesso, mi si chiede di pagare le tasse e i miei genitori, nonostante io sia un figlio a carico, non potranno usufruire delle detrazioni perché la disciplina fiscale relativa a tali borse non è stata chiara da subito.

Vorrei capire come intende la Regione Puglia aiutare i giovani se poi li stanga a causa di pasticci burocratici, di dietrofront improvvisi e tardivi e di un'opacità di comunicazione che sembra così distante dal Suo modo di fare politica? Inoltre, se la borsa di studio è equiparata a reddito da lavoro, perché adesso non ci spetta il sussidio di disoccupazione? Non ho personalmente la possibilità di provvedere al pagamento e non intendo assolutamente pesare sulle spalle della mia famiglia.

Sto prendendo in considerazione, come forma di protesta, la possibilità di non pagare nulla volontariamente in maniera tale da incorrere successivamente alle verifiche e alle sanzioni che l'evasione fiscale comporta anche sul livello penale. Sono disposto infatti ad andare anche in prigione! Questa è ovviamente una provocazione che però vuol far riflettere: che libertà ha un ragazzo di 28 anni che non riesce a inserirsi nel mondo del lavoro, che non può e non desidera chiedere di essere ancora a carico dei propri genitori anziani e con problemi di salute, un giovane che ha difficoltà anche a pagare il biglietto del cinema o la benzina per andare a fare una passeggiata fuori paese? Nessuna libertà, proprio come se fossi un detenuto rinchiuso in prigione. Un luogo dove a prevalere è la disperazione e la solitudine, come quelle che attanagliano le persone nella mia situazione.

Come ho già scritto, ho 28 anni e non sono dunque un giovanissimo; nonostante questo non ho prospettive davanti né di lavoro, né di autonomia o di creazione di una propria famiglia. Qualche giorno fa, un amico laureato in Scienze della Comunicazione con 110 e lode mi ha raccontato di aver lavorato in nero come cameriere e tuttofare presso un noto ristorante della sua zona: ebbene, dopo 10 ore ha guadagnato la bellezza di 25 euro! A Rosarno i poveri extracomunitari sfruttati guadagnavano di più! Inoltre, questo ragazzo mi ha detto di essere stato deriso quando il suo 'padrone', dopo averlo pagato, ha percepito la sua delusione e mi ha chiesto: 'Come si fa a non delinquere in queste situazioni e in questa società?'.

Ho provato a rispondere appigliandomi alle mie idee di onestà, di dignità e di correttezza, ma, guardando al pragmatismo delle cose e cioè alla necessità di mangiare, mi sono reso conto che potevo solo tacere. Giro pertanto a Lei, persona che ritengo illuminata, degna di stima e di fiducia, queste domande e spero che potrà trovare le giuste risposte e una soluzione almeno per quanto riguarda le borse di studio. Con immutata simpatia Le invio i miei cordiali saluti".

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