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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Casa come luogo d'incontri a luci rosse, condannati giudice ed ex poliziotta

E’ di due anni la pena (sospesa) inflitta alla coppia accusata di favoreggiamento della prostituzione. I fatti risalgono al 2016, in un'abitazione nel centro di Lecce

LECCE - Si sono sempre professati innocenti, ma il processo ha stabilito la colpevolezza per il reato di favoreggiamento della prostituzione di Giuseppe Caracciolo, leccese di 63 anni, all’epoca dei fatti magistrato cassazionista, e di Pasqua Biondi, 56 anni, di Brindisi, poliziotta in pensione, accusati di aver affittato, nel 2016, la loro abitazione nel centro di Lecce a giovani straniere, che l'avrebbero utilizzata come luogo per incontrare i clienti.

Ieri, il collegio presieduto dal giudice Fabrizio Malagnino ha condannato entrambi a due anni di reclusione, col beneficio della pena sospesa, e al pagamento di una multa di duemila euro, a fronte di una richiesta decisamente più alta, a 4 anni, invocata dalla sostituta procuratrice Maria Vallefuoco.

Si è chiusa così, per il momento, la lunga e complicata vicenda giudiziaria partita da alcune segnalazioni da parte dei residenti nella zona, secondo i quali ci sarebbe stato un continuo via vai di uomini dall’appartamento di cui era proprietario il giudice.

Le indagini della squadra mobile del capoluogo accertarono come le “prestazioni” da parte delle giovani inquiline (per lo più romene) sarebbero state pubblicizzate su alcuni siti specializzati in incontri e sesso a pagamento.

Per lo stesso reato, la coppia era già stata condannata in primo grado, in abbreviato,  dal gup Carlo Cazzella, a un anno di reclusione col beneficio della pena sospesa, ma il verdetto fu poi annullato dalla Corte d’appello, il 19 dicembre del 2020, perché l’imputazione non era mai stata contestata dal pm. I due infatti finirono per la prima volta al banco degli imputati per un’accusa diversa, sfruttamento della prostituzione, ritenuta infondata dal primo giudice.

Gli atti così furono ritrasmessi al magistrato inquirente e si tenne una nuova udienza preliminare dinanzi al gup Marcello Rizzo che dispose il rinvio a giudizio.

Come anticipato, sin dall’inizio dell’inchiesta, Caracciolo respinse ogni accusa, evidenziando, dinanzi al gip che emise il decreto di sequestro dell’immobile, di essere stato vittima di un clamoroso e grave equivoco. Ed è quanto continuerà a sostenere nel ricorso in appello che sarà presentato non appena l’avvocato difensore Ladislao Massari visionerà le motivazioni del dispositivo (che saranno depositate entro novanta giorni).

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