Cronaca

Casa trasformata in centro di prostituzione, due condanne in abbreviato

A un giudice cassazionista e alla compagna, poliziotta in pensione, è contestato il favoreggiamento della prostituzione

LECCE - Avrebbero affittato la loro abitazione nel centro di Lecce a giovani e avvenenti ragazze straniere, che l'avrebbero trasformata in un centro dove ricevere i clienti per prostituirsi. E’ arrivata la condanna a un anno (pena sospesa e non menzione) in primo grado per il magistrato cassazionista, proprietario dell’immobile, e una poliziotta in pensione, originaria di Brindisi, compagna del giudice. Le accuse ipotizzate nei loro confronti sono di locazione di immobile a scopo di esercizio di una casa di prostituzione e favoreggiamento della prostituzione.

La sentenza nei confronti degli imputati, assistiti dagli avvocati Ladislao Massari, Simona Attolini e David Brunelli, è stata emessa dal gup Carlo Cazzella al termine del giudizio con rito abbreviato. Titolare del procedimento è il pubblico ministero Maria Vallefuoco. Le accuse erano già state contestate durante l'esecuzione del decreto di sequestro dell'immobile a luglio del 2016.

Secondo l'ipotesi accusatoria, le indagini sono state condotte dagli agenti della Squadra mobile di Lecce, le prostitute (per lo più romene) avrebbero organizzato un vasto giro di prostituzione nell’appartamento, pubblicizzando le loro "prestazioni" su alcuni siti specializzati in incontri e sesso a pagamento. A dare avvio alle indagini alcune segnalazioni da parte dei residenti nella zona, secondo i quali ci sarebbe stato un via vai di uomini nell’arco delle giornate. Gli appostamenti dei poliziotti hanno evidenziato che gli indagati organizzavano anche il collegamento, tramite navetta, tra Lecce e Brindisi, per raggiungere l’aeroporto del Grande Salento.

Dinanzi al gip che ha messo il decreto di sequestro il giudice ha respinto ogni accusa, confutando quanto contestato dagli inquirenti, evidenziando di essere vittima di un colossale equivoco. Alcune delle ragazze ospiti dell'appartamento hanno fornito dichiarazioni contrastanti e poco convincenti sul ruolo degli indagati in questa complessa vicenda. Altre, invece, sono risultate irreperibili.

Aggiornamento

Il 19 dicembre 2020 la Corte di appello di Lecce, rilevando l'assenza formale dell'accusa, ha annullato la sentenza di condanna di primo grado emessa nei confronti dei due imputati e restituito gli atti alla Procura della Repubblica. Entrambi erano stati assolti dal reato di sfruttamento della prostituzione e condannati ad un anno di reclusione per quello meno grave di favoreggiamento della prostituzione. Tale capo di imputazione, però, non era mai stato formalmente contestato dal pm. Il motivo della mancata contestazione è stato appunto accolto dalla corte d’appello, che ha azzerato il processo di primo grado. 

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