Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Inquietante scoperta dei carabinieri: Zuccaro aveva una pistola e una mitraglietta

Grazie alla collaborazione di famigliari e conoscenti della vittima dell'omicidio che ha scosso San Cesario di Lecce, si sono scoperte una calibro 9 Tanfolio e una Skorpion. Il bodyguard ultimamente si sentiva minacciato e sotto pressione. Le armi saranno esaminate dal Racis

LECCE – Gianfranco Zuccaro si sentiva minacciato e sotto pressione, negli ultimi tempi. E forse proprio per questo motivo aveva con sé delle armi. Armi detenute illegalmente. E’ una scoperta molto particolare e inquietante, quella fatta dai carabinieri del nucleo investigativo di Lecce. Il bodyguard e istruttore di arti marziali, 37enne di San Cesario di Lecce, ucciso con tre colpi di pistola la mattina di domenica 7 luglio nel pieno centro del paese, in piazza Garibaldi, possedeva sia una pistola con matricola abrasa, sia una mitraglietta.

Gli investigatori hanno ora preso in consegna le armi. Su disposizione del pubblico ministero Roberta Licci saranno affidate al Racis, il Ragruppamento carabinieri investigazioni scientifiche. Dovranno essere sottoposte a minuziosi esami. Bisognerà scoprirne la provenienza e se siano mai state usate.

La prima a spuntare fuori è stata la pistola. E’ una calibro 9 di marca Tanfolio. Ha la matricola abrasa ed era completa di sei cartucce calibro 9x21 millimetri, quando i carabinieri l’hanno sequestrata. E’ in perfette condizioni e si trovava nell’abitazione di Zuccaro, a San Cesario. E’ stata fatta rinvenire spontaneamente dai familiari la sera stessa dell’omicidio. Ma fino ad oggi la notizia era stata tenuta riservata.

Ora, però, emerge nel momento stesso in cui spunta fuori anche l’altra arma, custodita in questo caso a Lecce. Si tratta di una mitraglietta Skorpion. Di questa s’è saputa nei giorni successivi, durante altri controlli, e sempre con la collaborazione di persone vicine al nucleo familiare. Si trovava nell’abitazione di una persona frequentata da Zuccaro. In quell’abitazione del capoluogo il 37enne ci andava saltuariamente, secondo quanto ricostruito dai carabinieri. Era stata nascosta sotto le doghe di un divanoletto, all’interno di uno zainetto.

La persona proprietaria di casa a quanto pare non sapeva nulla di quell’arma. Ha riconosciuto lo zaino di Zuccaro e possedendo altri effetti personali della vittima, controllandoli, ha scoperto la presenza della mitraglietta. Ha quindi chiamato i carabinieri che l’hanno sequestrata. Con l’arma c’erano anche diciassette cartucce calibro 7,65, contenute nel tipico serbatoio a “banana”, in buone condizioni.

Una pistola e una mitraglietta, una a San Cesario, un’altra a Lecce. Tutte e due caricate, perfettamente in grado di funzionare, e quindi pronte per essere usate. Zuccaro, ovviamente, non poteva andare in giro con pistola e mitra, correndo il serio rischio di essere fermato, magari per un controllo di routine, e scoperto. Doveva comunque aver maturato nel tempo grosse ansie, se aveva disseminato le zone da lui frequentante di armi. In luoghi dove sapeva di poterle recuperare in ogni momento, semmai ci fosse stato bisogno. E’ quanto hanno percepito gli investigatori, che hanno ascoltato più volte parenti, amici e conoscenti del bodyguard.

D’altro canto, il 37enne aveva già subito un grave danneggiamento, di recente. Nell’ottobre dello scorso anno, mani rimaste ignote avevano appiccato le fiamme alla facciata di casa, coinvolgendo nel rogo anche l’auto della sorella. Un episodio che si potrebbe leggere come un’avvisaglia del tremendo epilogo, quell’omicidio a sangue freddo dopo una discussione davanti alla pasticceria Natale.

DSC02736-2La fase dell’incontro fra vittima e carnefice è stata immortalata dalle videocamere di sorveglianza, prima dei tre colpi di pistola fatali con una calibro 7.65, insieme al volto del presunto assassino, quel Lorenzo Arseni, pregiudicato 47enne, esperto in latitanze e che da quel giorno sembra essere stato risucchiato ancora una volta nel vuoto.     

E’ la terza volta, infatti, che Arseni fa sparire le tracce. Nel lontano 1992 fu irreperibile per tre mesi. I carabinieri, all’epoca, lo cercavano per fatti legati allo spaccio di stupefacenti e lo arrestarono insieme alle persone che l’avrebbero aiutato a nascondersi nel retro di una sala giochi, fra cui Lucio Vetrugno (detto “Lucio della tigre”, di Monteroni di Lecce), tornato nelle cronache nel dicembre del 2010 perché assassinato con un colpo di pistola nella sua masseria. Un omicidio, quest’ultimo, sul quale è ancora aperta un’indagine. E una frequentazione, almeno in passato, di Arseni con persone in odore di Scu che rappresenta un ulteriore elemento di approfondimento per chi sta indagando.   

La seconda volta è stato nel 1999. La squadra mobile rintracciò Arseni dopo un paio di mesi. Era sparito dalla circolazione, dovendo scontare una condanna a cinque anni. Questa volta, però dovrà sottrarsi alle ricerche con molta più cura. Perché le accuse per le quali è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Licci sono di quelle per le quali, dal carcere, non si esce più.  

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