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Cronaca Casarano

Guerra di mala: confermati due tentati omicidi, ma cade il 416 bis per “Mozzarella”

Nell'operazione "Diarchia" per Giuseppe Moscara, 27enne di Casarano, in appello era stato condannato a 19 anni e 4 mesi. Per l'associazione mafiosa, sentenza annullata con rinvio

LECCE – Dovrà essere rideterminata la pena riguardante Giuseppe Moscara, il 27enne di Casarano che in appello era stato condannato a 19 anni e 4 mesi (20 anni in primo grado), per effetto del pronunciamento arrivato in queste ore da parte della prima sezione penale della Cassazione. Nella vicenda in cui Moscara, alias “Mozzarella”, era imputato in qualità di presunto componente del gruppo capeggiato da Tommaso Montedoro, come già accaduto per altri nei giorni scorsi, infatti, è stata annullata con rinvio a un’altra sezione della Corte d’appello di Lecce la condanna per associazione mafiosa, quella che, in sostanza, riveste maggior peso sull’intera posizione.

Confermati, invece, due tentati omicidi, quelli ai danni di Luigi Spennato del 28 novembre del 2016 (per il quale sono stati condannati anche Antonio Andrea Del Genio, 37enne di Casarano e Luca Del Genio, 31enne di Casarano) e di Antonio Amin Afendi del 25 ottobre del 2019. Come effetto della caduta del 416 bis, sono poi state escluse le aggravanti dell’agevolazione di un’associazione mafiosa per gli stupefacenti e per uno dei due tentati omicidi (quello di Afendi, perché nel caso di Spennato l’aggravante era già stata esclusa in appello).

Stando alle indagini condotte dai pubblici ministeri Maria Vallefuoco e Massimiliano Carducci, nell’ambito dell’operazione ribattezzata “Diarchia”, il contesto in cui tutto sarebbe maturato era quello di una guerra tra gruppi rivali, pronti anche a eliminare personaggi ritenuti scomodi e considerati potenziali successori di Augustino Potenza, boss assassinato il 26 ottobre del 2016 nel parcheggio di un supermercato, a Casarano, sotto sventagliate di kalashnikov.

Moscara, dunque, per gli inquirenti avrebbe fatto parte del sodalizio capeggiato da Tommaso Montedoro (poi diventato collaboratore di giustizia), attivo principalmente nel traffico e spaccio di stupefacenti a Casarano, Matino, Ruffano e Supersano, ritenuto vicino a clan della Scu, in particolare dei fratelli Leo di Vernole e del brindisino Vito Di Emidio.

Moscara era difeso dall’avvocato Simone Viva.

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