Case popolari, Monosi bussa al gip per riprendersi la libertà

In mattinata l’interrogatorio dell’ex assessore e consigliere comunale finito nell’inchiesta sulle case popolari assegnate in cambio di voti. Intanto la Procura chiede il processo per 47 indagati e “stralcia” Perrone

Foto di repertorio.

LECCE - Vuole tornare a fare il commercialista, riprendersi in qualche modo la sua vita. Una vita che oramai è lontana dalla politica. E’ quanto ha dichiarato Attilio Monosi, durante l’interrogatorio che si è tenuto questa mattina dinanzi al gip (giudice per le indagini preliminari) Giovanni Gallo, alla presenza degli avvocati difensori Luigi Covella e Riccardo Giannuzzi.

A chiedere il faccia a faccia con il giudice che lo scorso 7 settembre l’ha mandato ai domiciliari (insieme ai politici Luca Pasqualini e Antonio Torricelli e al funzionario Pasquale Gorgoni) con l’accusa di aver dato “veste legale” a un sistema di assegnazione delle case popolari in cambio di voti, è stato l’ex assessore e consigliere comunale. Lo ha fatto con l’obiettivo di ottenere una revoca della misura cautelare, e in alternativa la sua attenuazione, perché non rivestendo più alcuna carica politica, verrebbero meno le esigenze cautelari, in particolare il rischio di reiterazione del reato. Sull’istanza si pronunceranno nei prossimi cinque giorni i sostituti procuratori Roberta Licci e Massimiliano Carducci (il cui parere non è comunque vincolante) e dopo la palla tornerà al gip Gallo.

Sarà invece un altro giudice (gup) a fissare l’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm per Monosi e altri 46 imputati, gli stessi ai quali era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Tra questi c’era anche l’ex sindaco Paolo Perrone. La sua posizione, però, è stata “stralciata” e il procedimento sembra avviarsi verso l’archiviazione. Proprio dopo aver ricevuto l’avviso, Perrone aveva chiesto e ottenuto (attraverso gli avvocati Andrea Sambati e Pasquale Corleto), un interrogatorio con i magistrati, durante il quale aveva respinto con fermezza l’accusa di abuso d’ufficio ipotizzata nei suoi riguardi, relativa all’assegnazione di due immobili. Fu Monosi, dopo il suo arresto, a precisare davanti ai pm che l’allora sindaco Perrone era a conoscenza di ogni cosa si faceva all’interno dell’amministrazione e che lo informava puntualmente su tutto.

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