Processo "Case&Voti", l’ex funzionario del Comune di Lecce lascia i domiciliari

Il Tribunale del Riesame ha sostituito per Pasquale Gorgoni la misura disposta a settembre nell’ambito dell’inchiesta sul mercimonio degli alloggi popolari con quella dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di un anno.

LECCE - La revoca dei domiciliari disposta lo scorso novembre nell’ambito del procedimento sull’antiracket non aveva permesso a Pasquale Gorgoni di tornare un uomo libero. Nei riguardi dell’ex funzionario del Comune di Lecce, nel frattempo (lo scorso settembre) era spiccata una seconda misura, sempre ai domiciliari, con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione per delinquere che avrebbe assegnato gli alloggi popolari in cambio di voti.

Oggi, però, Gorgoni la libertà se l’è presa davvero, attraverso la decisione del tribunale del Riesame (al quale si era rivolto attraverso l’avvocato difensore Amilcare Tana) di sostituire la misura con quella dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di un anno che va ad aggiungersi alla sospensione dal servizio già imposta nel procedimento sull'antiracket.

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Proprio domani si tornerà in aula per la seconda udienza nel processo sul mercimonio delle case in città che, oltre a Gorgoni, vede imputate altre 35 persone, tra cui gli ex assessori e consiglieri comunali Attilio Monosi e Luca Pasqualini (l’unico dei politici ancora ai domiciliari) e l’ex consigliere Antonio Torricelli.

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