Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Casi Tecnova e pista Prototipo, Prefettura "assediata"

Gli operai del fotovoltaico rivendicano un giusto risarcimento per i mesi di lavoro arretrati, da parte del Gsf. Gli ex collaudatori di Nardò, invece, reclamano il reinserimento nella società Ntc

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LECCE - Quella di oggi è stata una mattinata decisamente impegnativa per il nuovo prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, cui si sono rivolti i lavoratori coinvolti in due delle vertenze sindacali più complicate degli ultimi mesi. Tecnova, innanzitutto: la vicenda della multinazionale del fotovoltaico, balzata agli onori della cronaca per aver lasciato al verde i propri operai, dopo essersi dileguata nel nulla, si conferma una partita ancora aperta.

Sul tavolo del precedente vertice in Confindustria Lecce (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29998), il Global Solar Fund si è giocato una carta, a quanto pare, sbagliata: la proposta di un risarcimento inferiore alla somma già corrisposta ai primi 450 immigrati, è stata nettamente rifiutata dai sindacati Ugl, Cgil e dagli stessi lavoratori che sono tornati a protestare, in via XXV Luglio, più delusi che mai.

Quel trattamento economico offerto dal Gsf per i mesi di lavoro non corrisposti dall'appaltata Tecnova, risulta semplicemente "iniquo e inaccettabile", spiegano unanimemente Antonella Cazzato della Cgil e Veronica Merico dell'Ugl. Già nelle prossime ore, il Fondo lussemburghese che si è fatto carico dell'insolvenza al posto della multinazionale dello "scandalo", dovrebbe comunicare la cifra definitiva; ma sembra evidente che il prossimo passo, per chi non accetterà, sarà il ricorso presso il Tribunale del lavoro.

"Adesso agirò per conto mio" annuncia, esasperato, un ragazzo del Senegal. Chiaramente non ne può più di questi ripetuti incontri. E coglie l'occasione della protesta per rispolverare le note denunce sugli sfruttamenti che lui e i colleghi avrebbero subito sui cantieri del fotovoltaico, sparsi tra il Salento ed il brindisino. Con la stessa incredulità, riapre il capitolo contratti e stipendi ("io al mese avrei dovuto guadagnare mille e trecento euro al mese") e la ferita umana dei permessi di soggiorno. Perché senza un lavoro si ripiomba, immediatamente, nella clandestinità.
Oggi, però è un giorno senza ritorno. Senza la mediazione del prefetto, sarà "rottura definitiva" per tutti quegli operai che, in un primo momento, ci avevano davvero creduto nella possibilità di farsi giustizia attraverso i tavoli e le trattative.

Prototipo di Nardò, "un covo di intoccabili"
"Ora siamo ad un punto critico", esordisce Salvatore Stasi dei Cobas a proposito dello stato di disoccupazione, in cui, da anni ormai, versano gli ex collaudatori della pista salentina "Prototipo" di Nardò. Ma è un film già visto, il refrain di una storia nota che gli stessi lavoratori hanno cercato, invano, di far diventare una priorità delle istituzioni e della politica.

Da mesi denunciano una situazione di totale abbandono, dopo che la società Nardò Technical Service che gestisce la pista, li ha licenziati, garantendo solo a una parte di loro, il sostegno della cassa integrazione.

E da giugno, nonostante il sole, piove sul bagnato per i malcapitati della cooperativa "Italian Job" che attendono lo sblocco degli assegni per l'indennità di disoccupazione, al pari di tanti altri colleghi in attesa di ricollocazione (vedi Adelchi, N.d.r.). Anche oggi si sono recati presso gli uffici dell'Inps di Lecce, per accelerare i tempi delle pratiche dopo che la Regione Puglia, ha sbloccato i fondi per le numerosissime richieste di cassa integrazione. Ma questo rimane un problema marginale, perché l'obiettivo cardine dei lavoratori è quello di essere riassorbiti, anche tramite cooperativa, dalla Ntc.

Finora nessun tavolo tecnico, come quello del 28 luglio a Bari, ha cambiato le cose. "Semmai le ha peggiorate", spiega il sindacalista dei Cobas che punta il dito contro la società di servizi tacciata di "discriminazioni" nei confronti dei lavoratori.


"In quell'occasione, Ntc ha posto una condizione assurda per l'inserimento dei lavoratori disoccupati nella cooperativa Copat - continua - e, cioè, che venissero esclusi tutti coloro che hanno intrapreso azioni rivendicative o giudiziarie contro l'azienda". L'attività sindacale, secondo Stasi, sarebbe orami svuotata di senso e la Prototipo si sarebbe trasformata in un "covo di intoccabili", con la complicità inspiegabile di tutti. In mattinata hanno richiesto un intervento super partes del prefetto. Altrimenti "la disperazione di queste famiglie sul lastrico, non sappiamo a cosa potrà portare", annuncia preoccupato Stasi.

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