Caso Ciullo, nuove verità dal cellulare. “Utilizzato oltre l'orario presunto della morte”

Presentata in procura dai legali della famiglia un’integrazione della perizia informatica sui telefonini. Dall’analisi di memoria e Gps nuovi elementi per fare luce sul giallo delle ultime ore di vita del dj radiofonico

Ivan Ciullo

LECCE - Nuovi e pregnanti elementi d’indagine sono al vaglio della procura di Lecce per accertare cosa sia realmente accaduto a Ivan Ciullo, il dj radiofonico trovato impiccato ad un albero d’ulivo il 22 giugno del 2015 nelle campagne di Acquarica del Capo. Dopo l’incarico affidato dal magistrato inquirente, Maria Vallefuoco, per un accertamento grafologico sulla busta che conteneva il biglietto d’addio ritrovato nell’auto del giovane, nelle scorse ore nuovi riscontri sono stati posti all’attenzione del sostituto procuratore da parte dei familiari e dei loro avvocati. E’ stata infatti depositata in procura un’ulteriore integrazione della consulenza tecnica informatica svolta dall’ingegner Luigina Quarta, consulente nominato dai genitori, sui due telefoni cellulari in uso ad Ivan.

E nuove contraddizioni ed elementi da approfondire confermerebbero ancora una volta le incongruenze legate alla ricostruzione delle ultime ore di vita di dj Navi e sull’ipotesi della morte legata ad un suicidio volontario come per due volte era stato derubricato il caso prima della riapertura del fascicolo. Un lavoro minuzioso quello del perito di parte che ha portato alla luce anche i file cancellati, i registri delle chiamate, in entrata e in uscita e altri dati che erano stati considerati irrecuperabili. Dalla perizia di 15 mila pagine, già depositata ad ottobre, l’ingegner Quarta ha focalizzato l’attenzione sugli ultimi due giorni di vita di Ivan Ciullo ed ha messo in luce alcune significative contraddizioni rispetto anche alle dichiarazioni dell’unico indagato, difeso dall’avvocato Giuseppe Minerva (su di lui la procura aveva già effettuato tutti gli accertamenti in merito e la sua posizione era stata subito archiviata) e al lavoro svolto in passato dagli inquirenti e alle conclusioni della perizia d’ufficio.

Le “verità” nell’attività del cellulare

In particolare la perizia informatica rileverebbe che l’ultima attività del cellulare di Ivan è stata registrata ben oltre l’orario presunto della sua morte attestata nei primi riscontri della procura non oltre le 18-18,30. Alle 20:14 e 03 risulta infatti un aggiornamento della posta elettronica, attività sui social e l’apertura di un file Mp3. Così come la perizia dimostra che il cellulare alle 19,09 si trovava nel centro di Taurisano e non in località Calie, dove è stato ritrovato il corpo di Ivan e dove la sua macchina si era fermata alle 17,13, come testimonia il satellitare installato nell’auto.

Mentre infatti il Gps dell’auto si è fermato in campagna, il Gps del cellulare di Ivan ha continuato a registrare l’attività indicando una serie di posizioni e di luoghi che non erano stati mai menzionati finora e che dovranno essere approfonditi. Era Ivan, che ancora vivo, si era spostato da quel luogo o qualcuno ha sottratto il telefonino per poi tornare in contrada Le Calie e rimetterlo in tasca ai pantaloni dei giovane. Il cellulare è stato infatti ritrovato dagli inquirenti addosso a Ivan, spento. E sono tanti dunque i dubbi che riaffiorano nella ricostruzione di quanto avvenuto in quella giornata.           

L’analisi tecnica metterebbe anche in luce alcune contraddizioni nelle dichiarazioni ufficiali dell’uomo unico iscritto nel registro degli indagati, ma che ha avuto già modo di essere ascoltato e chiarire la su posizione. Secondo le ultime rivelazioni della perizia di parte però lo stesso avrebbe affermato di aver ricevuto il 21 giugno diverse telefonate da parte di Ivan, di non aver risposto e di averlo richiamato alle 19. In realtà i tabulati racconterebbero un’altra storia: Ivan lo avrebbe chiamato una sola volta, per poi inviarli un messaggio nel quale lasciava presagire un suicidio. L’indagato ha sempre sostenuto di aver letto solo a tarda sera questo messaggio e di essere passato davanti casa di Ivan per accertarsi che fosse tutto a posto e di aver verificato che la sua auto non c’era. La perizia tecnica però dimostrerebbe, che lui quel messaggio l’avrebbe letto subito, poco dopo l’invio, e il suo gps testimonierebbe che in quel giorno non sarebbe mai andato davanti casa di Ivan. Tutte rilevazioni e ipotesi sulle quali, al di là della legittima contestazione mossa sulla base delle risultanze della perizia informatica, sarà la procura a dover fare i relativi approfondimenti non escludendo nessuna delle piste in campo per risalire alla verità sulla morte del dj radiofonico.        

Perizia di parte che si sofferma anche su un dato circostanziale: sempre l’indagato ha dichiarato di aver parlato con Ivan il giorno precedente, il 20 giugno, e di averlo sentito molto sconfortato. Ma secondo l’analisi tecnica sui messaggi e i “vocali” rinvenuti dall’ingegner Quarta sul cellulare in quei giorni, si racconterebbe di un Ivan pieno di vita, di amicizie e di un tono sempre allegro e scherzoso. In particolare ciò emergerebbe in alcuni vocali inviati al gruppo dei colleghi della radio in cui lavorava e con i quali stava organizzando una cena per il giorno seguente, il giorno in cui secondo l’indagato si sarebbe suicidato.

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Tutti elementi che portano comunque  a ritenere il caso tutt’altro che chiuso e anche la procura. dopo la disposizione della perizia grafologica, ha inteso approfondire, ancor più, la vicenda e gli elementi di riscontro. Mentre il 27 settembre scorso i legali della famiglia di Ivan Ciullo, gli avvocati Paolo Maci e Valter Biscotti, avevano già provveduto a depositare presso gli uffici giudiziari le osservazioni e controdeduzioni, dei consulenti di parte Giuseppe Panichi e Roberto Lazzari, alle risultanze della perizia d’ufficio. Proprio in quell’occasione l’avvocato Maci aveva presentato anche l’istanza per il dissequestro del cellulare del giovane dj che ancora risultava secretato dall’autorità giudiziaria e sul quale è si provveduto all’esame dei tabulati e della memoria interna alla base dell’integrazione della consulenza tecnica di parte.  Nuovi elementi importanti dunque a sostegno della battaglia della famiglia di Ivan Ciullo che tende sempre più a scartare l’ipotesi del suicidio del figlio.

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