Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Caso mensa: pugno duro dell'Asl, sospeso il centro di cottura

E' quello di Galatone facente capo alla ditta "La Fenice Srl". Analisi sul personale hanno rilevato casi di campioni positivi a salmonella e stafilocco aureo. Vi sono poi altri rilievi mossi dallo Spesal e nuovi controlli

La direzione generale dell'Asl.

LECCE – Ci sono molti fattori che hanno spinto l’Asl a muoversi. E in fretta. Per paradosso, non tanto la vicenda delle presunte tossinfezioni alimentari (centinaia i casi rappresentati a Nardò, alcuni altri a Corigliano d’Otranto), per quanto questa c’entri in modo incidentale. Quanto, una serie di altri accertamenti, in seguito ai quali sono stati sollevati diversi problemi.

Tant’è. Al momento, vi è una sospensione cautelare del centro cottura di via Migliaccio, a Galatone, facente capo alla ditta “La Fenice Srl”, che gestisce la refezione scolastica in vari comuni della provincia. Una presa di posizione di petto, frutto delle prime conclusioni alle quali è giunto il Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Lecce.

E’ la stessa Asl, in un comunicato, a spiegare come nasce un accorgimento adottato nella tarda serata di ieri e notificato proprio questa mattina. Tutto frutto di verifiche e indagini dei tecnici, che hanno portato ad alcune rilevazioni. In primis, nel corso di analisi sul personale dipendente, sono stati riscontrati ventitré campioni positivi a salmonella e stafilococco aureo, il primo tramite coprocoltura, il secondo tramite tampone faringeo. I germi rilevati, spiegano dal Dipartimento, sono trasmissibili per via oro-fecale.

Ci vorranno ulteriori analisi e riprove, ma non c’è solo questo. A far propendere per la sospensione dell’attività in via cautelativa, ci sarebbe anche quella che l’Asl definisce, tout court, “la reticenza della ditta nel produrre i referti nominativi delle analisi”. Un diniego che proverrebbe da ragioni di privacy. Per questo, è stato chiesto ai carabinieri del Nas, su disposizione dell’autorità giudiziaria, di acquisire i referti presso il laboratorio che ha eseguito le analisi. Gli esami sui dipendenti, va aggiunto, erano stati disposti proprio nell’immediatezza dei fatti dal Servizio igiene degli alimenti ed eseguiti in forma di autocontrollo dalla stessa ditta.

L’Asl, dunque, addita apertamente la ditta di aver assunto un atteggiamento non completamente collaborativo, come richiesto dalla norma in caso di accertamento di non conformità. Ancora: proprio ieri, il direttore del Dipartimento di prevenzione, Giovanni De Filippis, ha disposto altri controlli nei quattro centri cottura. Quindi, non solo in quello di Galatone, ma anche a Leverano, Melendugno e Veglie. A questi, vanno aggiunti altri otto centri di preparazione dei pasti in loco. Si tratta di controlli utili a verificare il personale presente in servizio e in seguito confrontarli con le analisi nominative.

A tutto questo, va aggiunto anche altro. Durante l’ultimo sopralluogo, il personale dello Spesal, che si occupa di sicurezza sul luogo di lavoro, avrebbe riscontrato anche l’inadeguatezza dei servizi igienici rispetto al picco di personale accertato. Da qui scaturirà un altro provvedimento, distinto, al termine degli accertamenti che corrono paralleli.   

Nei giorni seguiti al caso dei bambini colpiti da sintomi gastrointestinali (diarrea acquosa, dolori addominali, malessere generale), in cui si è supposto che causa potesse essere il pasto consumato nelle mense scolastiche a Nardò e Corigliano d’Otranto, i tecnici dell’Asl hanno continuato a verificare e controllare ogni possibile criticità. Tra queste, vengono citati “un eccessivo affollamento e il problema del pasto di prova, non rinvenuto durante il sopralluogo”.

Ovvero, questo sarebbe stato “già trasmesso dall’azienda al proprio laboratorio di riferimento senza peraltro allertare tempestivamente l’Asl”, come illustra la nota. Il risultato, in ogni caso, ha dato esito negativo e ciò va ribadito. E intanto, negli ultimi giorni, e per la precisione il 1° novembre, gli uffici dell’Asl hanno ricevuto notifica dai carabinieri di altri referti medici relativi a bambini che avrebbero manifestato identica sintomatologia dei casi denunciati inizialmente.

Si tratta dunque di circostanze, dati e motivazioni, che hanno spinto il Dipartimento di prevenzione a sospendere l’attività, sino alla completa risoluzione di ogni problema rappresentato.

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