Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Caso Renda, arriva ok dal ministero: processo in Italia

Dal dicastero di Grazia e giustizia ecco l'atteso placet. Sarà applicata per la prima volta nel nostro Paese la Convenzione di New York per "tortura e atti inumani e degradanti contro la persona"

Il ministero di Grazia e giustizia ha dato l'ok: il processo contro i presunti aguzzini di Simone Renda potrà istruirsi sul territorio italiano, accogliendo la richiesta formulata dal gip del Tribunale di Lecce Ercole Aprile che aveva sollecitato di non archiviare il procedimento. Un successo per gli avvocati della famiglia di Simone Renda, i penalisti Pasquale Corleto e Fabio Valenti. Quest'ultimo, in particolare, aveva creduto fortemente nella possibilità che il processo potesse essere celebrato nel nostro Paese. Per la prima volta sarà applicata la Convenzione di New York del 1984, per ciò che consente la celebrazione nella nazione d'origine della vittima di un processo in cui siano riconosciuti come capi d'imputazione "tortura e atti inumani e degradanti contro la persona".

Quell'atto, stipulato negli Stati Uniti, vide riunite le nazioni occidentali. Fra cui, appunto, Italia e Messico. L'Interpol dovrà quindi condurre a Lecce gli imputati a vario titolo della morte del 34enne bancario italiano, privato della sua libertà nel maggio del 2007 durane una vacanza nella nazione centramericana, con un arresto a dir poco inquietante per modalità e tipo di crimine contestato, e abbandonato al suo destino in una squallida cella, probabilmente senz'acqua, alle temperature infernali dei tropici. Si tratta di Pedro May Balam, Cano Arceno Parra, Landeros Luis Alberto Arcos, Cruz Gomez Gomez, Gonzalez Hermila Valero ed Enrique Najera Sanchez. Agenti della polizia turistica che eseguirono l'arresto, funzionari del carcere (fra cui il vicedirettore), il giudice "qualificatore" che avrebbe dovuto firmare il rilascio e che non lo fece. Al punto che Simone Renda rimase oltre il tempo limite per la carcerazione preventiva. Quarantadue ore invece di 36.


Il pubblico ministero Angela Rotondano in un primo momento aveva ritenuto impossibile giudicare gli imputati, ed aveva richiesto l'archiviazione, poiché sarebbero state assenti le condizioni per configurare un'ipotesi di delitti comuni posti in essere all'estero da stranieri verso un cittadino italiano. Il giudice per le indagini preliminari Ercole Aprile, il 3 giugno scorso aveva ritenuto che vi fossero i presupposti perché si potesse procedere, dato che si tratta di delitti per i quali la convenzione internazionale stabilisce, per l'appunto, l'operatività della legge italiana. Il ministero di Grazie e Giustizia, insieme alla famiglia di Simone, si è costituito parte offesa contro il Governo messicano.

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