Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Caso Renda: confermato arresto commissario di polizia

Il giudice Abraham Loeza Ortiz ha convalidato il fermo di Pedro May Balam, che resta comunque fuori dal carcere dopo il versamento della cauzione. Dovrà presentarsi a firmare ogni lunedì

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Pedro May Balam, commissario di pubblica sicurezza della polizia municipale di Playa del Carmen, nella regione messicana di Quintana Roo, resta fuori dal carcere e da qui potrà organizzare la sua tesi difensiva, grazie alla cospicua cauzione versata. Ma dovrà comunque presentarsi ogni lunedì a firmare, in attesa del processo penale. Il giudice per le indagini preliminari Abraham Loeza Ortiz ha infatti confermato nella serata di giovedì scorso il suo arresto. L'uomo è implicato nella morte del bancario leccese Simone Renda, di 34 anni. L'1 marzo scorso il giovane venne prelevato dall'hotel "Posada Mariposa" dalla polizia turistica, con l'accusa di ubriachezza molesta, e condotto in una cella della polizia municipale. I medici attestarono un infarto al miocardio in corso, ma Simone non venne comunque soccorso e lasciato in quelle drammatiche condizioni persino ben oltre il tempo limite di 36 ore. Le porte della cella si aprirono dopo 42 ore, la mattina del 3 marzo, quando ormai il cuore aveva ceduto.

A distanza di tempo, e dopo le indagini del pubblico ministero, i nodi cominciano a venire al pettine. Pedro May Balam, che quel giorno era responsabile del posto di polizia, è quindi accusato di omicidio colposo ed abuso di potere. Il commissario Balam venne arrestato la settimana scorsa da agenti di polizia giudiziaria, in esecuzione di un ordine di apparizione emesso dal giudice, in quanto ritenuti sufficienti gli elementi raccolti a suo carico. Poche ore dopo il funzionario di polizia riuscì però a guadagnare la libertà, versando una cospicua somma, 85mila pesos, pari a 5mila 700 euro: il grosso della cifra per "riparazione dei danni" ed il resto (10mila pesos) come cauzione.


Al vaglio è ora la posizione di Hermila Valero Gonzalez, il "giudice qualificatore" che avrebbe dovuto confermare la scarcerazione di Simone allo scoccare della 36esima. La donna è stata chiamata a rendere la sua deposizione sul caso. E la sua non è una posizione semplice. Fin dall'inizio di questa triste vicenda, vi è infatti stato un palleggiamento di responsabilità fra lei, che avrebbe sostenuto di avere dato verbalmente l'ordine di scarcerazione nel corso del 2 marzo scorso, ed i due agenti di polizia di turno, che hanno negato di aver ricevuto quell'ordine. Come sia andata veramente la storia, dovrà accertarlo il processo. L'unica certezza è che Simone è spirato per una serie di anomalie del sistema e nel disinteresse totale di chi lo circondava.

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