Cronaca

Caso Renda: nove le persone ascoltate in Messico

In atto un palleggiamento di responsabilità da parte degli agenti incaricati di sorvegliare Simone. Le nuove versioni di due poliziotti potrebbero risultare determinanti per chiarire alcuni fatti

Una vista satellitare (ripresa attraverso Google Heart) di Playa del Carmen, centro turisitco vicino a Cancùn

Sono nove, al momento, le persone ascoltate dai funzionari della sezione di Playa del Carmen del Ministerio Publico del Fuero Comun messicano (equivalente del nostro Ministero degli Interni) nell'ambito dell'inchiesta avviata per accertare le responsabilità sulla morte di Simone Renda, il 34enne bancario leccese stroncato da un infarto miocardico il 3 marzo scorso, mentre era recluso in un cella del luogo, città turistica non lontana da Cancùn. Il reato contestato è quello di "negligenza nell'adempimento delle proprie funzioni", come risulta dai giornali dello stato Centro-Americano.

Alcuni aspetti di questa inquietate vicenda sono ormai noti: il giovane è stato tratto in arresto dopo una chiamata effettuata dai proprietari dell'hotel Posada Mariposa, che la mattina del primo marzo (giorno fissato per il rientro in Italia) lo hanno rinvenuto seminudo e in stato confusionale. Forse un malessere già in atto è stato scambiato per uno stato di alterazione psichica dovuto a sostanze comunque mai rinvenute nella successiva l'autopsia (né cocaina, né eroina, né tetraidroccanabinolo, il composto attivo dell'hashish e della marijuana, e nemmeno alcool). Ma una volta giunto in carcere, nonostante parere medico comprovato dall'esistenza di un prestampato delle 15,15 e di un manoscritto delle 16 del primo marzo, documenti che attestavano un probabile infarto in corso, è stato comunque tenuto sotto chiave. Per di più, ben oltre la scadenza delle 36 ore stabilite.

Il 12 marzo i funzionari hanno ascoltato per diverse ore due poliziotti, Cruz Cruz Gómez e N. Landeros, e nelle prossime ore si spera che loro dichiarazione possano apportare nuovi elementi per chiarire le indagini. Intanto, come si apprende sempre dalla stampa messicana, la Procura generale di giustizia dello Stato ha inviato un rapporto preliminare alla segreteria degli Affari esteri e per conoscenza al procuratore di Giustizia dello Stato, Bello Melchor Rodríguez y Carrillo.

"Il problema salta agli occhi - ha detto il procuratore, con riferimento alle indagini - perché non è stato liberato l'italiano al compimento della trentaseiesima ora di detenzione come stabilisce la legge in caso di sanzione amministrativa? Doveva essere rilasciato all'una dell'alba di sabato 3 marzo, e alle autorità ministeriali il decesso è stato notificato alle 8,30 del mattino dello stesso giorno, ciò otto ore dopo rispetto a quando doveva uscire". Sulla questione degli orari, dopo le diverse ricostruzioni dei giorni scorsi (le notizie in Italia sono state per diverso tempo frammentarie e discordanti), questa sembra essere la versione al momento più plausibile. Che in ogni caso dimostra e sottolinea come Simone sia stato letteralmente abbandonato al suo destino.

Dal momento dell'avvio delle indagini, su pressioni dell'Ambasciata in Messico e del Consolato Italiano a Cancùn, sono nove le persone che risultano a più livelli coinvolte nel caso, in modo diretto e indiretto. Fra quelle sentite al momento, Jaime Don Juan Salmerón, medico del dipartimento, Ermita Valero González, giudice qualificatore; José Alfredo Martínez González e Francisco Javier Sosa Frías, gli agenti della polizia turistica che hanno detenuto Simone, ed Enrique Nájela Sánchez, incaricato del dipartimento.

Le versioni dei due nuovi poliziotti chiamati a depositare la proprio testimonianza sono state considerate determinanti, anche alla luce di diverse contraddizioni che sarebbero emerse: come si apprende dal quotidiano "Novedades de Quintana Roo", l'agente Valero Gonzalez avrebbe infatti dato la colpa a Nájera Sánchez di non aver rispettato l'ordine di liberazione del ragazzo italiano, mentre quest'ultimo, a sua volta, ha smentito tutto davanti al giudice di parte.

Intanto, oggi, alle 15,30, il medico legale Alberto Tortorella procederà alla seconda autopsia del corpo. Al momento, si sa che il ragazzo è morto per infarto, che è stata riscontrata un'emorragia interna alla testa e che risulta una ferita lacero contusa sulla regione parietale destra, nei pressi del sopracciglio.


(per la traduzione dei testi dai giornali messicani, si ringrazia Eliana Gargiulo)

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