Cronaca

Cassonetti per medicinali scaduti, una questione di salute e buon senso

Si trovano nelle adiacenze delle farmacie e sono a disposizione di chiunque debba disfarsi di medicine scadute. Un servizio al cittadino che tuttavia pone alcuni dubbi sulla modalità con cui viene gestito. Sono infatti alla mercé di senzatetto e bambini che, a vario titolo, si appropriano di merce pericolosa per la salute

Un cassonetto per i medicinali.

LECCE – Domenica intorno alle 13,30. Un senza fissa dimora passeggia con aria circospetta in prossimità di una farmacia. Poi, come se niente fosse, apre il cassetto di un contenitore metallico grigio posizionato contro un pilastro e vi infila dentro una mano, mentre con l’altra regge una grossa busta della spazzatura.

Dopo aver arraffato confezioni le più varie e farmaci sfusi li getta nel suo sacco. Si vedono tubetti di pomate e creme, blister di compresse, astucci di pillole e molto altro ancora. Ci avviciniamo per domandargli se ha bisogno di aiuto, per capire se ciò che sta facendo scaturisce da un problema di salute suo o di un congiunto, se è in corso un’emergenza. L’uomo, sulla cinquantina, non parla bene l’italiano ma ci dice, aiutandosi con i gesti, di essere alla ricerca di ogni cosa egli ritenga “utile” per sé e la comunità di appartenenza. Ricerca che contempla anche i medicinali.

Proviamo a spiegargli che assumere medicinali scaduti, e senza il consiglio di un medico è molto pericoloso e, in certi casi, potrebbe rivelarsi addirittura fatale. Gli consigliamo di rivolgersi più vicina alla guardia medica, gli diciamo che lo accompagneremmo volentieri. Ma l’uomo, facendo spallucce, fa chiaramente intendere di non fidarsi. Preferisce fare ciò che sta facendo ed essere lasciato in pace. E poi, “i suoi” lo fanno sempre.

Una scena alla quale, ormai, molti sono abituati e che, purtroppo, sembra essere divenuta parte integrante del “paesaggio” urbano tanto quanto i rifiuti abbandonati e l’arredo pubblico vandalizzato. In qualche maniera si potrebbe ricondurre il gesto del non abbiente alle sempre più frequenti visite ai contenitori per gli indumenti della Caritas, e ai cassonetti delle immondizie. Povertà e indigenza, però, non devono necessariamente andare a braccetto con indifferenza o disinteresse. In questo caso, peraltro, la situazione è ben diversa e rivela un dato preoccupante sul quale, forse, sarebbe bene spendere qualche parola in più.

Anzitutto qui non si tratta di raccattare libri, alimenti od oggetti e indumenti dismessi che potrebbero tornare utili a chi non se li può permettere. I farmaci sono pericolosi di per sé, figurarsi se scaduti e, soprattutto, quando non prescritti e somministrati sotto stretto controllo medico. A ciò si aggiunga che l’episodio che sembrava casuale, evidentemente, così casuale non era, se è vero che, come ha ammesso lo stesso uomo, la sua comunità è solita compiere questo genere di razzie in maniera abituale.

Quando ci rechiamo in farmacia per segnalare la situazione che sta avvenendo sotto gli occhi degli stessi titolari dell’esercizio, e dei clienti presenti in quel momento, ci viene risposto che la situazione è ben nota, ma che non è loro la responsabilità di quanto accade all’esterno della farmacia. “Quelli sono contenitori dell’Axa – spiega la dottoressa di turno  – che la ditta mette a disposizione della gente per evitare che i medicinali siano conferiti insieme ai normali rifiuti. Non sta a noi intervenire se c’è chi ne approfitta.”

Ne prendiamo atto, come prendiamo atto che per ottenere molti farmaci oggi sia necessario presentarsi con la ricetta autorizzata dal medico curante se non vuol sentirsi opporre il comprensibile rifiuto del farmacista alla richiesta di medicinali soggetti a prescrizione. Ciò che non ci sembra comprensibile, invece, è come si possa voltare la testa di fronte a un problema di salute oggettivo e, comunque, scaricando l’intera faccenda sulla questione delle competenze. Ci sembra troppo facile liquidare la faccenda con un secco “non è affar nostro”.

Questo ci riporta anche alla questione del rifiuto del senza tetto alla proposta di accompagnarlo alla guardia medica. Forse ci sono lacune importanti anche sul piano dell’informazione e della profilassi sanitaria, se molti ancora non sanno che il primo dovere di un medico è quello di curare un paziente, chiunque esso sia. Il diritto alla salute, in Italia, è garantito costituzionalmente, e si estende anche a tutti coloro che sono ospiti del nostro Paese. Anche se non in regola con il permesso di soggiorno.

Ma torniamo alla questione principale: i contenitori. C’è una precisa normativa che disciplina il conferimento di questo genere di rifiuti e, per l’appunto, in un determinato modo. Ogni regione decide diversamente in merito e, alle volte, le cose cambiano da un Comune all’altro. Ditte specializzate si assumono l’onere, a pagamento s’intende, di distribuire i contenitori nel perimetro urbano e di ricuperarli periodicamente per smaltirne il contenuto ove opportunamente previsto e individuato dalla suddetta normativa. Ma è mai possibile che nessuno abbia pensato a rendere sicuri questi contenitori? Anche perché non è la prima volta che proprio sui cassonetti grigi si rinvengano buste e scatole di materiale sanitario abbandonate in maniera indiscriminata a causa dell’impossibilità di inserirli all’interno perché questi ultimi sono stracolmi.

Faceva parte della campagna dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Lecce denominata “Cambia l’ambiente, differenzia con la mente”, risalente al 2011, un nuovo modo di approcciarsi al sistema di smaltimento dei rifiuti urbani, compresi quelli di natura sanitaria per i quali erano stati previsti proprio i contenitori grigi – identici a quelli per le pile esauste – alle porte delle farmacie. Una campagna in collaborazione con Axa ed Ecotecnica, le due ditte incaricate di assolvere lo smaltimento, che doveva essere una sorta di “prova generale prima di partire con la vera e propria raccolta differenziata porta a porta” come aveva dichiarato l'allora assessore Gianni Garrisi.

Perché se a casa dobbiamo tener lontano dalla portata dei bambini tutto ciò che potrebbe risultargli nocivo, come prodotti per le pulizie, medicinali, oggetti piccoli, taglienti e acuminati, al contrario, per la strada, lasciamo che ci siano contenitori in cui è possibile, con un semplice gesto, prendere medicinali scaduti? E se a metterci le mani, invece di un adulto, fosse stato un ragazzino in attesa del bus per la scuola il lunedì mattina? E se per fare uno scherzo ai compagni di classe un minorenne distribuisse farmaci per caramelle e ci scappasse il morto? E se, ancora, quell’uomo che non parla bene la nostra lingua e verosimilmente non è in gradi di leggere le avvertenze, qualora ci fossero ancora, somministrasse farmaci inadatti a un malato o a qualcuno sensibile o allergico agli elementi che lo compongono?

È una questione di buon senso, si diceva. Come educare fin da piccoli i futuri membri di una comunità a non commettere reati, a stare all’erta, a non fare giochi pericolosi e a non assumere medicinali, droghe e prodotti nocivi. Ma, allora, com’è che nessuno ha pensato a costruire quei contenitori in maniera più sicura? Chiaramente il problema c’è, e nei prossimi giorni lo affronteremo per capire come fare a trovare una soluzione nel più breve tempo possibile ascoltando “chi di competenza”. 

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