Ha condanne per esplosivi ed eroina, Nunzio Guarini latitante da due mesi

Personaggio di spicco della malavita, il pescatore 49enne di Castro non si trova più dai primi di marzo. Era ai domiciliari dal 2012, dopo anni in cella. Note le diverse inchieste giudiziarie che l'hanno visto al centro nel passato

Una veduta di Castro.

CASTRO – Il vecchio lupo di mare ha preso il largo. E forse non è solo un modo di dire. Ma dove sia finito, non si sa. E’ scomparso da due mesi, ormai. Lasciando un po’ tutti di stucco. Specie per il modo: un diverbio in un bar con alcuni carabinieri, la promessa: “Basta, adesso me ne vado”. Promessa mantenuta. Se n’è andato davvero. Allontanandosi alla svelta, e sparendo letteralmente dalla scena. Una villeggiatura che fa rima con latitanza. Lo status che acquisisce chi evade.  

Nessuno parla apertamente, ma più di qualcuno guarda anche verso la sponda di fronte. In questo momento potrebbe trovarsi in Albania. Solo un’ipotesi, certo. Ma anche un’associazione d’idee che nasce spontanea. Negli anni, il suo nome, insieme anche a quello di altri, è stato avvicinato più volte a possibili contatti con la malavita del Paese delle Aquile. Da sempre, si sa, lungo il Canale d’Otranto, parallele a quelle commerciali, si tracciano anche rotte clandestine. Immigrazione, droga, armi. Lo scambio è costante, verrebbe da dire eterno. Proprio come quello stretto braccio di mare che divide le due coste. 

Definirlo boss sarebbe forse un eccesso. Quella di Nunzio Guarini, 49enne, di mestiere pescatore, castrense doc, non è comunque una figura marginale, nel quadro della malavita salentina. Un’esistenza travagliata e sempre al limite, di lui le cronache hanno però smesso di parlare da anni. Almeno da quando ha iniziato a pagare i conti salati presentatigli dalla giustizia. Arrivati dopo anni d’inchieste. E’ il normale silenzio che segue ogni lunga detenzione. Anche i processi d’appello conquistano spazi risicati nei giornali, quando le azioni che li hanno generati si confondono nella memoria. L’oblio del tempo che scorre. 

Temperamento rude, Guarini ha conquistato domiciliari nel 2012, dopo anni trascorsi in cella. E’ successo dopo una particolare circostanza, un violento colpo in testa. Si parlò di una caduta. Poi, ai primi di marzo, durante un controllo negli orari di uscita (come molti, godeva di alcuni permessi), avvicinato da due carabinieri in un bar, si sarebbe sentito infastidito. E dallo scontro verbale alla fuga, il passo è stato molto breve. L’abitazione nella zona di via Vecchia Castro, da dove si domina uno scorcio impagabile, è vuota da allora. 

E’ questo il motivo per cui i pattugliamenti si sono intensificati, negli ultimi tempi, fra Castro e dintorni. Se una teoria lo vorrebbe lontano dalla terra madre, un’altra lo vedrebbe ancora in zona. Forse persino prossimo alle antiche coste a picco sul mare in cui è cresciuto, uno dei tratti più suggestivi del Salento. Ma chi potrebbe favorirne la latitanza? Le indagini dei carabinieri della compagnia di Tricase, inutile dirlo, sono strettamente riservate. Ma forse qualche pista c’è già. 

Particolare, il profilo di Guarini. Già una quindicina di anni addietro si addensarono su di lui sospetti legati al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed al trasporto di armi. I veri problemi arrivarono dopo, però. Quando i carabinieri, tra il 2005 e il 2006, iniziarono a sondare il campo su di una serie di estorsioni e attentati in tutta la zona. Notevoli i danni per i commercianti, stretti nella morsa del terrore. 

Due presunti complici, all’epoca insospettabili incensurati, furono arrestati ai primi di aprile del 2006, dopo un rocambolesco incidente. Messi sotto torchio, permisero di trovare una vera e propria santabarbara. Quasi 30 chili di tritolo, un ordigno artigianale da 300 grammi, vari detonatori e persino un paio di bombe a mano di fabbricazione albanese. Nell’auto, una Peugeot 306, i carabinieri scoprirono tracce di sangue di un terzo uomo, perché non compatibili con i profili dei due giovani. Qualcuno che era riuscito ad allontanarsi. Qualcuno dalla mano più ferrata. 

Nunzio GUARINI, classe 1963-2Guarini fu ricercato per qualche tempo, poi si consegnò alle autorità il 6 maggio del 2006. Accusato di detenzione illegale di armi, munizioni e materiale esplodente, il 4 giugno del 2007 arrivò la condanna ad otto anni in abbreviato. 

E non è tutto. Mentre era in carcere, a Taranto, la batosta di una seconda ordinanza. La Procura di Lecce lo inserì in un più ampio contesto. Associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Un’inchiesta chiusa dai carabinieri nel 2007 (“Operazione Medusa”), su un presunto traffico di eroina, con il coinvolgimento di quattordici persone, fra italiani e albanesi, e distribuzione di sostanza stupefacente in tutto il territorio salentino. Fatti avvenuti fra il 2004 e il 2005. In primo grado, Guarini fu condannato a dieci anni.

Poi, la caduta nel dimenticatoio. Almeno fino a questa sparizione. Che lo riporta in auge, in modo sinistro. Con tutto il carico di interrogativi che questa vicenda implica. Come si sta mantenendo? Soprattutto, sta escogitando qualcosa? E che cosa?

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