Commerciante denuncia, scatta la trappola: due arresti per estorsione

Due leccesi arrestati. All'appuntamento per la consegna dei soldi, a Cavallino, c'erano anche i carabinieri. Ma per la difesa dovevano riceverli legittimamente in seguito ad accordi commerciali

La stazione dei carabinieri di Cavallino.

CAVALLINO – C’è una prima risposta sul territorio, dopo gli attentati che hanno scandito la notte di Natale fra Cavallino e la sua popolosa frazione, Castromediano e, se via sia un fil rouge che raccorda la storia odierna a quelle che hanno lasciato un segno molto amaro, nel comune alle porte di Lecce, lo diranno, eventualmente, le future indagini.

Di certo, diametralmente opposta è la tesi della difesa, secondo la quale tutta la situazione nasce da una richiesta più che legittima di denaro che due uomini finiti in arresto avrebbero avanzato, come corrispettivo mancante per una compravendita di merce (per la precisione, fuochi d'artificio), con tanto di fatture. Insomma, a monte vi sarebbe stato un accordo commerciale. Niente a che vedere, allora, con l'ombra del racket o con altre situazioni, e nessun collegamento con gli altri episodi. 

Arrestati per estorsione

Ma è bene andare con ordine. E', di certo, per estorsione che sono finiti in arresto due leccesi, con un’operazione, condotta dai carabinieri della stazione di Cavallino e dalla sezione operativa dell’Arma del capoluogo che s’è conclusa ieri mattina, nata in seguito alla coraggiosa denuncia presentata da un commerciante, che s'è sentito vessato da richieste di denaro. Ormai esasperato dalle pressioni continue, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. 

GIGANTE MANUEL-2In manette sono così finiti Manuel Gigante, 38enne, e Antonio Cannoletta, 43enne. Il nome di Gigante, peraltro, è ancora fresco nelle cronache. Era fra gli oltre quaranta finiti a processo per l’operazione “Le Vele”, su giri di spaccio di stupefacenti. Nel recente processo in primo grado, tenutosi a metà del dicembre scorso, proprio il 38enne era però risultato fra i ventidue assolti con la formula per non aver commesso il fatto. Nemmeno il tempo di godersi quella vittoria, però, che già deve rispondere di un nuovo reato.

La trappola alla consegna dei soldi

CANNOLETTA ANTONIO CL. 1976-2Ebbene, stando alla denuncia presentata dalla vittima, Gigante e Cannoletta più volte, fra capodanno e il 7 gennaio, avrebbero intimidito l'uomo, verbalmente, ma anche fisicamente (avrebbe subito percosse in un paio di occasioni), inducendolo a consegnare mille euro. Ma, contestualmente alla consegna dei soldi, con un appuntamento fissato presso la stazione di servizio Eni di Cavallino (che nella vicenda è solo scenario dove il fatto si è consumato e non è coinvolta, Ndr) è scattata anche la trappola dei militari. E per i due si sono aperte le porte del carcere.

Come detto, di recente, proprio il territorio di Cavallino è stato scandito da una serie di episodi molto gravi. Ben tre atti intimidatori in una sola notte, quella di Natale, tutti con metodi diversi: un'auto in fiamme nel deposito dei veicoli nuovi di Pezzuto Group (tanto che l'auto non era nemmeno ancora stata immatricolata), un ordigno ai danni della pizzeria L'Alchimista e colpi di pistola contro la vetrata della nuova area di carburanti Apron. Quest'ultimo episodio, peraltro, si ricollega al precedente di Carmiano, dove un'area di servizio della stessa proprietà è stata presa di mira due volte, prima con un colpo d'arma da fuoco, poi con un tentativo di furto. Ecco perché la vicenda fa oggi un certo rumore.

La versione della difesa: “Dovevano avere quei soldi”

La ricostruzione della vicenda, però, dal punto di vista della difesa, si discosta parecchio da quella degli investigatori. I due uomini, infatti, rappresentati dall’avvocato Pantaleo Cannoletta, avrebbero avuto a monte un accordo commerciale, proprio con colui che in seguito li ha denunciati, per la compravendita di fuochi d’artificio. L’accordo sarebbe stato quello di acquistare materiale pirotecnico a Napoli, del tipo lecito, da rivendere durante le festività, nel Salento, alle bancarelle autorizzate.

Anticipata i due una corposa somma, racimolata con i proventi delle loro attività lavorative quotidiane, l’acquisto del carico sarebbe stato effettuato proprio dal commerciante, con il suo furgone. Al momento della spartizione dei guadagni, però, Manuel Gigante e Antonio Cannoletta avrebbero dovuto ricevere ancora 2mila euro, con la consegna della metà dei soldi avvenuta, appunto, ieri mattina.

Ma erano soldi che i due avanzavano legittimamente, dunque, secondo la tesi difensiva, con somme peraltro tutte giustificabili tramite ricevute. Che si sia ecceduto nei modi adottati per ottenerli? Se così davvero fosse, si potrebbe, eventualmente, ravvisare un reato meno grave, quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Di certo, in sede di udienza di convalida, sarà proprio l’accordo commerciale il perno sul quale ruoterà la difesa di entrambi.

Articolo aggiornato alle 17 circa con l'integrazione della versione della difesa.

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