Dissequestrato impianto di Cdr, ma non quello per il trattamento rifiuti

Il Riesame ha accolto l'istanza presentata della società "Progetto ambiente". Per i legali difensori, Luigi Quinto e Carlo Raffo, si era creato un equivoco giustificato dalla prossimità con l'impianto della "Ambiente & sviluppo". L'operazione era stata condotta da Noe e polizia provinciale

LECCE - Il Tribunale del riesame (presidente Silvio Piccinno) ha accolto il ricorso proposto per conto della società Progetto ambiente dagli avvocati Luigi Quinto e Carlo Raffo contro il provvedimento con il quale il gip del Tribunale di Lecce aveva disposto il sequestro preventivo dell’impianto di produzione di Cdr.

La discussione s’è svolta ieri. Secondo i difensori, il provvedimento di sequestro sarebbe fondato su un presupposto errato, in quanto a loro avviso accomunerebbe l’impianto gestito dalla società Ambiente & sviluppo, che riceve e tratta il rifiuto cosiddetto tal quale, all’impianto gestito dalla Progetto ambiente. Questa, hanno spiegato, riceve la sola frazione secca già biostabilizzata proveniente dai tre impianti a servizio della provincia di Lecce.

Nel provvedimento di sequestro i due impianti sarebbero stati trattati in maniera unitaria, contestando l’emissione di odori nauseabondi oltre il livello della normale tollerabilità per eccesso di produzione di biogas.

Nel corso della discussione l’avvocato Quinto ha evidenziato come la natura del rifiuto trattato nell’impianto della Progetto ambiente fosse incompatibile con le emissioni contestate.

Il Tribunale del Riesame ha condiviso l’impostazione e ha disposto il dissequestro dell’impianto. Resta invece sotto sequestro l’impianto gestito dalla società Ambiente & sviluppo.

“Appena avuto notizia del provvedimento di sequestro – ha commentato l’avvocato Quinto – eravamo fiduciosi che la vicenda si sarebbe risolta in tempi brevi in senso favorevole alla Progetto ambiente, che ha sempre gestito l’impianto con grande attenzione e professionalità”.

A suo dire, il provvedimento cautelare sarebbe quindi frutto di un equivoco giustificato dalla prossimità tra i due impianti. Scongiurato così anche un possibile problema che si sarebbe verificato per uno stop prolungato, considerando che l’impianto in questione riceve i rifiuti trattati a Poggiardo, Ugento e Cavallino.

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I sequestri erano stati effettuati a giugno da carabinieri del Noe e polizia provinciale, in un’indagine condotta nelle località “Guarini” e “Le Mate”, in territorio di Cavallino,  dal pm Antonio Negro, sulla scorta di innumerevoli esposti di associazioni e cittadini.

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