Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

“Cavallo di ritorno” con le auto: nessuno sconto, condannato a 9 anni

Arriva il verdetto nel processo con rito abbreviato per Salvatore Calignano, che insieme ad altri due complici avrebbe rubato vetture e chiesto il riscatto ai proprietari

LECCE - E' di nove anni di reclusione la pena inflitta a Salvatore Calignano, il 69enne di Nardò arrestato il 13 febbraio di un anno fa nell’ambito dell’operazione “Jolly Mare” con l'accusa di aver fatto parte della banda specializzata nel cosiddetto “cavallo di ritorno”, ossia nel pretendere somme di denaro dai proprietari per la restituzione del maltolto, nel caso specifico, di autovetture.

La sentenza, emessa nelle scorse ore dal gup Stefano Sernia dinanzi al quale si è discusso il processo con rito abbreviato, ha aumentato di un anno la pena richiesta dal pubblico ministero Roberta Licci (titolare del fascicolo d'inchiesta), avendo il giudice riconosciuto anche la recidiva.

Non appena saranno depositate le motivazioni (entro quindici giorni), l'avvocato difensore Paolo Cantelmo presenterà appello. Secondo il legale, non ci sono prove di colpevolezza ma solo contatti frequenti, così come rivelarono gli accertamenti degli inquirenti sui tabulati telefonici, tra l'imputato e uno dei presunti componenti della banda, Giovanni Maria Marra, il 45enne di Copertino arrestato in flagranza di reato nel bel mezzo delle indagini e già condannato (lo scorso 19 novembre) per la stessa vicenda a 11 anni e otto mesi di reclusione.

Calignano-2-2-2Questo è stato l'esito del processo con rito ordinario che si è concluso lo scorso novembre davanti al giudice Fabrizio Malagnino anche con la condanna, a tre anni e quattro mesi, di Marco Amaranti, 39 anni, di Copertino. Stando alle indagini, coordinate dal pm Licci e svolte dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Maglie (diretti dal capitano Luigi Scalingi e dal tenente Rolando Giusti), i tre uomini sono responsabili di furti d’auto seguiti da richieste estorsive che partivano da mille e 500 e arrivavano a 2 mila e 500 euro.

Le somme sarebbero state calcolate in base al valore del mezzo, ma erano trattabili. Certo è che, secondo gli accertamenti degli uomini dell’Arma, chi non pagava doveva rinunciare per sempre alla propria vettura che sarebbe stata data alle fiamme come nel caso di una Renault Kangoo rubata a Castrignano dei Greci.

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