Cronaca

Cdr Colacem, cresce l'indignazione dei comitati

No secco alla proposta della senatrice Poli Bortone, in Commissione provinciale Ambiente, di una fase sperimentale di incenerimento dei rifiuti. Nel mirino degli ambientalisti pure la cava "Don Paolo"

La mappa che simula il presunto sconfinamento

LECCE - La richiesta della Colacem di Galatina di coincenerire Cdr (rifiuti cioè) continua a segnare un solco sempre più profondo tra le istituzioni e una parte della società civile: ed è ormai guerra aperta con i comitati spontanei di cittadini scesi in campo per la difesa del territorio, dopo le aperture al progetto registrate in sede di Commissione ambiente della Provincia di Lecce da parte della senatrice di Io Sud, Adriana Poli Bortone.

"La fase sperimentale di incenerimento, ipotizzata per verificare l'effettiva nocività del progetto è una decisione irresponsabile che ci lascia indignati" ammonisce una nota firmata dal Forum ambiente e salute di Lecce, insieme al Forum amici del territorio di Cutrofiano e al Coordinamento civico di Maglie.

"Per i cittadini, vere cavie umane, oltre al danno si registra la beffa di dover pagare, con le proprie tasse, i maxi incentivi concessi a chi brucia Cdr" avvertono i Comitati che sottolineano il grande giro d'affari che si cela dietro a questi progetto industriale, nonostante il dato tecnico del cdr "che ha un minore potere calorifico a fronte di maggiori emissioni".

Ma dietro al no secco espresso dalle associazioni che chiedono a gran voce di essere ascoltate e appoggiate dalla Provincia di Lecce ("un no già ratificato dal Comune di Maglie dopo la catastrofe diossina dell'inceneritore Copersaleno") evidentemente si nascondo preoccupazioni ben più forti legate ai rischi per la salute pubblica, in linea con i ripetuti allarmi lanciati dalla Lilt di Lecce, in un territorio già vessato da "una conclamata incidenza di neoplasie ed altre malattie mortali correlate all'inquinamento ambientale".

E nel mirino degli ambientalisti è finito anche un secondo progetto, firmato sempre dalla società di Gubbio, relativo alla cava Don Paolo: "un ennesimo ampliamento della grande ferita aperta nel territorio di Cutrofiano".

Undici firmatari, tra associazioni e comitati, hanno trasmesso agli uffici preposti alla vigilanza ed al procedimento autorizzativo di attività estrattive, del Comune di Cutrofiano, della Provincia di Lecce e della Regione Puglia, puntuali osservazioni in merito alla criticità idro-geo-morfologica rappresentata dalla cava: ovvero "estrarre roccia calcarea ed argillosa dagli strati rocciosi del Salento per produrre cemento, vorrebbe dire dilapidare un patrimonio geologico vitale e non rinnovabile".
In più, le associazioni attraverso un semplice confronto tra documenti cartografici e di immagini satellitari, hanno notato "un incomprensibile sforamento dei confini perimetrali autorizzati per l'attività di cava", circostanza non da poco, che "le istituzioni competenti e di controllo devono chiarire prima di valutare altre concessioni per futuri ampliamenti".

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