Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Cdr, legittimo adeguamento tariffe: stangata sui Comuni da 20 milioni

Dopo ben dieci impugnative tra Tar e Consiglio di Stato, arriva la sentenza che chiude una querelle lunga sei anni. La spunta la Società progetto ambiente, che gestisce l'impianto di Cavallino. E che ora batte cassa sui novantasette Comuni della provincia di Lecce

ROMA – Dopo sei anni di battaglie legali, si chiude a favore della società Progetto ambiente Srl, gestore dell’impianto pubblico di Cdr a Cavallino, il braccio di ferro sull’adeguamento della tariffa per il conferimento dei rifiuti in discarica.  E si calcola che i novantasette Comuni della provincia di Lecce debbano sborsare sui 20 milioni di euro.

E’ stato quindi riconosciuto alla ditta, in maniera ora definitiva, il diritto a un adeguamento della tariffa fra i 30 e i 40 euro a tonnellata, in base alle annualità, per ogni anno di gestione a partire dal 2010. Per i cinque anni e mezzo di servizio che già si sono svolti e per le quantità conferite, si arriva così al credito di 20 milioni di euro, da ripartirsi in base ai conferimenti eseguiti da ogni singolo Comune.

La sentenza della quinta sezione del Consiglio di Stato è dei giorni scorsi. L’Ato della provincia di Lecce, con l’avvocato Roberto Gualtiero Marra, aveva proposto ricorso per una riforma di una precedente sentenza della prima sezione del Tar di Lecce, contro la società con sede a Cavallino, difesa dagli avvocati Pietro e Luigi Quinto, e il Comune di Lecce, rappresentato dall’avvocato Elisabetta Ciulla.  

I giudici di Palazzo Spada (presidente Mario Luigi Torsello; consiglieri Vito Poli, Antonio Amicuzzi, Nicola Gaviano e Paolo Giovanni Nicolò Lotti, quest’ultimo anche  estensore)  hanno dunque accolto le tesi del gestore, dopo ben dieci impugnative tra Tar e lo stesso Consiglio di Stato, nella quale la società partecipata dal Gruppo Marcegaglia di Mantova e dal Gruppo Albanese di Massafra, aveva chiesto, all’indomani della sua entrata in funzione, il riconoscimento dell’adeguamento della tariffa per effetto di alcune modifiche normative sopravvenute alla gara che avevano determinato un maggior costo di gestione.

L’Ato di Lecce aveva sempre respinto la richiesta della ditta che, nel 2011, aveva fatto ricorso al giudice amministrativo. Nel corso di un precedente giudizio del Tar, ai primi di giugno dello scorso anno, il presidente Antonio Cavallari, si era avvalso dell’ausilio di un consulente tecnico che aveva verificato la correttezza anche sotto il profilo quantitativo delle tesi del gestore.

L’ultima decisione del Consiglio di Stato ratifica quelle conclusioni. L’incremento della tariffa, ha chiarito l’avvocato Luigi Quinto, è legato alla riduzione degli incentivi statali per il recupero energetico del Cdr.

Quando la gara è stata indetta nel 2004 dall’allora commissario delegato per l’emergenza in Puglia, gli incentivi erano pieni. In seguito, con la legge finanziaria del 2007, i contributi statali sono stati ridotti del 50 per cento, con ripercussioni sui costi di conferimento.

“Un incremento della tariffa era quindi inevitabile – ha concluso l’avvoctato Quinto - in applicazione di una specifica previsione contrattuale che sancisce il diritto all’adeguamento per la ipotesi di modifiche normative sopravvenute alla gara che alterino l’equilibrio contrattuale”.

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