Cronaca

Al telefono con l'omicida per convincerlo a consegnarsi

Alcuni retroscena sul caso di Cervia. Uno dei suoi avvocati, con la regia dei carabinieri ravvenati, ha convinto il 21enne di Galatone a costituirsi. In fuga verso sud, aveva manifestato intenzioni suicide

Foto da RavennaToday.

RAVENNA – C’è una confessione resa a Lanciano, quando s’è fermato dopo una folle corsa in autostrada, e ci sono altri elementi, compresa l’arma del delitto, una mannaia da macellaio. Nessun dubbio sull’autore, anche se restano ancora alcuni aspetti da chiarire. Ad esempio, è stato colto da un raptus durante la lite o ha agito per difendersi? E ancora, nella fuga, durante le prime ore, ha ricevuto qualche sostegno, o ha fatto tutto da solo?

Di certo, Antonio Colopi deve essere stato assalito da un turbine di sentimenti contrastanti, dopo il folle gesto, un misto di rabbia, paura, tormento, rimorso. Stava ritornando nel Salento lasciandosi alle spalle la Romagna e il pesante fardello di un incubo a occhi aperti, ma ha capito ben presto, macinando chilometri, che non sarebbe andato lontano.

Pare abbia anche manifestato l’intenzione di farla finita, a un certo punto. Alla fine, uno degli avvocati che oggi lo difendono, Vittorio Battistella e Stefano Paolucci, è riuscito a farlo ragione. Parlando con lui per telefono - alle spalle la regia dei carabinieri del comando provinciale di Ravenna -, il 21enne di Galatone ha trovato la forza di fare l’unica cosa giusta di una giornata nata del tutto sbagliata e che segnerà per sempre la sua esistenza. Ha arrestato la corsa a metà strada, mentre aveva già raggiunto nel pomeriggio l’Abruzzo, e s’è recato presso la caserma dei carabinieri lancianesi per consegnarsi. Qui, ha fornito le prime spiegazioni su cosa avvenuto alcune ore prima.

Con Ugo Tani, la vittima (55enne originario di Migliaro, in provincia di Ferrara), il giovane Antonio condivideva un villino a Pinarella, frazione di Cervia. Cuochi stagionali, lavoravano per uno dei vari  hotel della zona, con la stagione turistica che presto entrerà nel vivo.  Ma quella ridente abitazione di via Puglie, fra le 9,30 e le 10,30 del mattino di ieri, s’è trasformata in uno scenario da film dell’orrore, con urla in crescendo per un violento litigio, all’improvviso smorzate sotto colpi d’arma da taglio.

Si tratta di un omicidio, come hanno spiegato questa mattina in una conferenza stampa i militari ravennati, per motivi nascerebbero da “convivenza e passionalità”. Forse il giovane salentino aveva trascorso tutta la notte fuori, rientrando all’alba (uno degli aspetti ancora al vaglio), elemento scatenante di un diverbio diventato sempre più acceso, tanto da attirare l’attenzione dei vicini. Per poi scemare in un istante in un irreale silenzio, che converge con gli attimi della morte. L’arma è stata ritrovata in casa, insanguinata. Saranno svolti, come da rito, gli esami per rilevare le impronte sull'impugnatura.

omicidio-ugo-tani-colopi-antonio-pinarella-fotina2-2Dopo l’assassinio (la dinamica precisa è un altro elemento da verificare, se, cioè, il giovane si sia difeso o se abbia agito da subito con un’aggressione), il 21enne ha afferrato le chiavi della Peugeot 407 blu di Tani ed è fuggito via, non senza aver in parte avvolto il corpo in una coperta, forse pensando di trascinarlo e caricarlo in auto, salvo alla fine desistere. E senza premunirsi nemmeno di nascondere la mannaia. Sono stati alcuni vicini a capire che forse era accaduto qualcosa di grave e a chiamare i carabinieri. I sospetti si sono riversati subito sul salentino.

“Le indagini ci portavano già a vedere le responsabilità di Colopi, oltre alla sua confessione resa a Lanciano c'erano già gravissimi indizi di colpevolezza raccolti nelle prime ore dai carabinieri di Cervia”, hanno spiegato il procuratore Alessandro Mancini e il pm Stefano Stargiotti, in dichiarazioni raccolte da RavennaToday. “Aspettiamo ulteriori sviluppi, ma è un delitto che può essere incasellato tra quelli in cui è stato scoperto il colpevole”.

“E' stata svolta un'intensa attività nell'immediatezza, siamo riusciti a rintracciare l'autore dell'omicidio, e con la collaborazione del suo legale, l’Arma è stata in grado di ottenere un duplice risultato – ha aggiunto il colonnello Massimo Cagnazzo, comandante provinciale dei carabinieri di Ravenna -: evitare che desse seguito alle sue intenzioni di compiere atti di autolesionismo, e persuaderlo a consegnarsi ai carabinieri”. Altri aspetti ancora in chiaroscuro, forse, si coglieranno con il seguito delle indagini.   

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