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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

“Questa volta me la paghi”. Cgil Lecce si attiva contro gli stage truffa

Il sindacato presente in ateneo con uno stand informativo, raccoglie le peggiori esperienze dei tirocinanti. Entro luglio approvata la nuova regionale in materia. "Chiediamo dignità, qualità della formazione ed equo compenso"

LECCE – Questa volta me la paghi: lo slogan di Cgil Lecce contro l’abuso degli stage gratuiti, oltre a suonare come una minaccia, intitola l’azione di regolamentazione e contrasto che il sindacato intende promuovere sul territorio. Una vera campagna di controinformazione sui diritti “calpestati” cui aderiscono il circolo “Arci Zei” ed il coordinamento “Informazione precaria” rivolta a quei giovani e meno giovani che muovono i primi (o i secondi e terzi) passi nel mondo del lavoro, avventurandosi nella giungla dei tirocini.

Cgil Lecce, presente in città con un primo stand presso palazzo Codacci Pisanelli ed in serata presso il circolo Arci Zei, delinea un sottobosco degli stage poco esaltante: ambiente deputati alla formazione dei ragazzi che si trasformano in luoghi di parcheggio, in cui la qualità delle mansioni affidate ai malcapitati è quasi pari a zero. Come, del resto, le retribuzioni elargite sotto forma di rimborsi spese. Quando va bene.

Il contraltare di questo scenario, all’opposto, è una condizione di puro sfruttamento della manodopera a basso costo, di cui molte aziende si avvalgono. Spudoratamente. Una sorta di “truffa”, come la definisce la segretaria confederale Antonella Cazzato, che camuffa forme di lavoro subordinato e, immancabilmente, si conclude con una stretta di mano e la delusione del ragazzo rispedito nel limbo della disoccupazione.

“La situazione, drammatica, è sotto gli occhi di tutte le organizzazioni sindacali che ricevono le comunicazioni obbligatorie da parte degli enti che avviano un tirocinio, siano esse imprese private o uffici della pubblica amministrazione – conferma la sindacalista -.  Non esiste alcuna forma di equo compenso per i tirocini curriculari e riqualificanti e la retribuzione, quando c’è, si aggira intorno alle 300 euro mensili”.

La discussione non prescinde dalla qualità del percorso formativo che, al contrario, dovrebbe rappresentare il biglietto da visita per una futura assunzione: “Le persone vengono sottoutilizzate, il loro impiego si riduce, anche nel caso di istituti di ricerca, a fare fotocopie”.

Cgil intende correre ai ripari e coinvolgere gli interessati nella discussione sulla bozza di legge regionale che, entro fine luglio, sarà deputata a recepire le linee guida sui tirocini dettate in sede di conferenza Stato- Regioni. La proposta è attualmente al vaglio delle organizzazioni sindacali e Cgil si muove con determinazione su due fronti: la soglia minima di retribuzione pari a 500 euro (contro le 400 individuate dal governo nazionale) ed il monitoraggio, più stringente, dei percorsi formativi.

“Servono controlli e sanzioni per chi fa il furbo, prevedendo multe per le aziende ospitanti ed eventuali sanzioni anche per i soggetti promotori”, precisa Antonella Cazzato. Intanto la segreteria provinciale ha messo a disposizione dei lavoratori un registro che immortala le peggiori esperienze sul campo: raccolte e raccontate proprio dai giovani malcapitati.

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