"Che ci fa quel 'vespasiano' vicino cripta bizantina?"

Cursi: la denuncia delle associazione ambientaliste e dei cittadini. Secondo quanto si legge in una nota i lavori di restauro approssimativi e nei pressi della Cripta è spuntato caseggiato in cemento

Il vano in cemento detto "il vespasiano" per l'accesso alla cripta
CURSI - "I lavori di restauro della Cripta bizantina di Santo Stefano e San Giorgio, hanno portato al forte danneggiamento della stessa antica struttura ipogea". Stando a quanto si legge in una nota dell'associazione "Generazione e Comitati cittadini per la difesa del territorio" di Cursi , solidarietà per quanto sta accadendo giunge anche dal Forum ambiente e salute, la denuncia sarebbe arrivata alla Procura della Repubblica, ed in particolare al magistrato Emilio Arnesano, del pool specializzato nell'analisi dei reati di abusivismo edilizio.

Il fatto. Il Comune di Cursi, come viene riportato nel comunicato, ha recentemente percepito dalla Regione un finanziamento di 400mila, denaro destinato al restauro della Cripta bizantina.

Ma durante i lavori sull'antica struttura, i cittadini di Cursi hanno assistito anche alla nascita nell'unica via d'accesso, vico Bianco, nel largo che insiste al di sopra della cripta, di un caseggiato (nella foto), che in paese in molti hanno già soprannominato "il vespasiano", ma in realtà altro non è che il vano in cemento per l'ingresso alla cripta. Da qui un primo esposto in Procura, contro il Comune di Cursi, presentato da un abitante della zona, che si è visto tra l'altro occludere totalmente la visuale su strada da questo strano vano d'accesso. E così, si parla di "danno", e della faccenda se ne sarebbe già interessata la Soprintendenza ai Beni archeologici di Taranto, che pare avesse confermato il problema relativo ad un restauro pare approssimativo.

Ma ritornando al "vespasiano", la scorsa settimana - sempre come riporta la nota dell'associazione ambientalista - con l'esposto in Procura i cittadini avrebbero denunciato alcuni, per ora solo ipotetici, reati relativi alla realizzazione del vano in cemento su una strada pubblica, ma anche la mancata sorveglianza dei lavori durante la loro esecuzione da parte della Soprintendenza, come invece sarebbe stato riportato negli elaborati progettuali. Ora quel che chiedono le associazioni per la tutela dell'ambiente e dei luoghi, è che sia quanto prima ripristinato lo stato dei luoghi.

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