"Chiama il 113, sto inseguendo l'auto": macellaio in scooter tallona ladro per chilometri

Scene da film all'una: l'esercente ha cercato di bloccare un malvivente che aveva appena rubato la Toyota Yaris della cognata. L'inseguimento in lungo e in largo per le vie di centro e periferia di Lecce. E si sono aggiunti carabinieri e polizia. La vettura ritrovata in serata dalla municipale

Foto di repertorio.

LECCE - “Sto inseguendo quell’auto, è rubata”, ha urlato l’uomo in scooter. Tutto in un attimo. Entrambi i mezzi sono sfrecciati davanti a un veicolo dei carabinieri, una Stilo senza insegne laterali e la targa Cc, nei pressi di un incrocio semaforico. I militari, che erano di passaggio, hanno fatto a tempo soltanto a sollevare una paletta. In un baleno sono spariti tutti dall’orizzonte visivo.

E via allora con le sirene. Inseguitori dell’inseguitore e dell’inseguito, più, qualche minuto più tardi, le volanti di polizia per estendere le ricerche. E quindi altre sirene strillanti a destra e manca. Intorno all’una le hanno sentite in mezza Lecce. Passavano da un lato all’altro del centro e non solo. Tutti a caccia di tutti. Effetto doppler a profusione.   

“Il ladro aveva una faccia davvero brutta”, ricorda un commerciante leccese della zona di via Zanardelli. Cesare Lombroso lo ringrazierebbe per il supporto alle sue teorie. Lui è stato testimone, insieme ad altri esercenti e a vari automobilisti, di alcuni degli attimi più convulsi, quello della paletta sollevata e delle urla: “Prendetelo, prendetelo”.

Ma strada facendo s’è scoperto che davvero in tanti hanno incrociato i propri passi oggi con uno scooter di grossa cilindrata cavalcato da un macellaio, messosi all’inseguimento dell’auto della cognata. Era stata rubata qualche minuto prima in via Dalmazio Birago. La proprietaria l’aveva lasciata incustodita per alcuni istanti con le chiavi nel quadro. Un classico.

L’attività commerciale del macellaio, però, dista poco. Quindi non ci ha pensato un istante e senza casco, senza nemmeno cellulare, è sgattaiolato fuori, s’è messo in sella ed ha iniziato un tallonamento a rotta di collo per le vie della città, appena ha incrociato il malvivente. Ci vuole fegato, e non quello che vende al bancone.

N’è nata una sorta di slalom fra periferia, centro, e di nuovo periferia. Perché nel loro percorso, scooter e autovettura hanno toccato – in ordine sparso - rione Castromediano, viale Japigia, piazzetta Verdi, viale Risorgimento, viale dell’Università, le già citate zone nei pressi di piazza Mazzini e Dio solo sa quali altre strade.

Maglietta bianca, forse anche un complice in bicicletta (dettaglio appreso dal cronista e comunque da approfondire, Ndr) e una “faccia brutta”. Al di là dei gusti estetici, ora forse i connotati sono magari brutti davvero, perché pur riuscendo il malvivente a scappare, in uno dei vari arrembaggi il macellaio gli ha anche rifilato un sonoro cazzotto. Scarno, comunque, per ora, l’identikit del furfante che chissà in quanti hanno incrociato sui loro passi, aggrappato al volante, determinato a non mollare.

“Era un’Aygo grigia”, dice ancora il commerciante del centro che ha assistito ad alcuni dei momenti più drammatici. Ma l’azione da lui annotata è stata talmente rapida da essersi confuso. In realtà era una Toyota Yaris. Il che non cambia il quadro. Il furto, come detto, è riuscito. Anche se il ladro se l’è cavata per il rotto della cuffia. “All’altezza di via Zanardelli, - ricorda - l’uomo a bordo dello scooter è quasi riuscito ad acchiapparlo”. “Ma per farlo è dovuto scendere e in quegli istanti l’auto è ripartita a razzo”. Il pugno però gliel'ha assestato. 

Ferzan Ozpetek non avrebbe potuto partorire una scena migliore da ambientare nella sua amata Lecce, come pretesto per svelarne ogni angolo, anche se a velocità smodata. E senza nemmeno l'uso di controfigure. Anche se scene simili ricordano più un John Landis d'annata o il primo Steven Spielberg. 

Il bello, poi, doveva ancora venire. Un automobilista, sulla tangenziale ovest, ha segnalato al 113 di essere stato affiancato dall’uomo in scooter che gli ha spiegato al volo la situazione, di non avere il telefonino al seguito e quindi pregandolo di chiamare la polizia. Poi, di nuovo a tutto gas. Il macellaio ha però perso di vista la Toyota all’uscita del tunnel “Condò”. Altro non voleva, il ladro, che una bella strada larga, un luogo in cui poter innestare la quinta e farla finita con tutta quella storia.

Una volante di polizia, confidando su queste sole informazioni e non avendo di fatto mai adocchiato quell'auto,  è sfrecciata fuori città seguendo il tragitto della statale 613, arrivando quasi alle soglie del confine con la provincia di Brindisi, nella speranza che il mezzo fosse diretto verso il centro messapico, per tagliarle eventualmente la via. Ma niente da fare. Chissà dove ha svoltato. Gli svincoli della tangenziale sono tanti e se non è vero come si dice che tutte le strade portano a Roma, molte conducono comunque alla salvezza. E fine della corsa. Per tutti. 

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Post scriptum. In serata l'auto è stata ritrovata abbandonata dentro Lecce. L'hanno rinvenuta gli agenti di polizia locale. E' tornata alla legittima proprietaria. A qualcosa tutto l'ambaradan è servito. Troppi problemi quell'auto, meglio sbarazzarsene. 

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