Chiesta la ricusazione del gup nell'inchiesta sulle auto rubate e rivendute

L'udienza preliminare è stata rinviata a gennaio per stabilire se il giudice possa continuare a occuparsi della vicenda

LECCE – C’è un importante sviluppo nell’udienza preliminare per i sei imputati coinvolti nell’inchiesta sui presunti illeciti legati a un traffico di auto rubate, immatricolate in Italia e poi rivendute ad ignari acquirenti. Un giro di vetture introdotte sul mercato legale dopo una serie di presunti restyling. L’udienza preliminare che si sarebbe dovuta celebrare dinanzi al gup Simona Panzera nei confronti di di Domenico Cezza, 49 anni, di Poggiardo; la moglie Immacolata Merico, 44 anni, di Poggiardo; Pantaleo Martano, 53 anni, di Melendugno; Giovanni Martina, 48 anni, di Poggiardo; Graziano Maggio, 40 anni, di Sanarica; Medico Fiorentino, 39 anni, di Poggiardo, è stata rinviata per l’intervenuta ricusazione del giudice da parte di Maggio, assistito dall’avvocato Sergio Santese.

Prima dell’udienza preliminare, nella quale l’imputato doveva essere interrogato come richiesto dal suo difensore, ha presentato una circostanziata ricusazione del magistrato, che ha così bloccato l’udienza trasmettendo il fascicolo al presidente della Corte d’appello di Lecce, che dovrà decidere se il giudice Simona Panzera possa ancora occuparsi del processo, la cui udienza è stata rinviata al 28 gennaio prossimo, per consentire la decisione.

La ricusazione del gup si basa sul presupposto che il magistrato, nella sua diversa funzione di giudice delle indagini preliminari, con decreto del 2 ottobre scorso, ha rigettato la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio che Maggio ha presentato il giorno prima, poichè rappresentante legale della Master srl, che secondo l’accusa sarebbe stata utilizzata per il riciclaggio. Una circostanza negata dall’imputato e oggetto dell’accertamento istruttorio richiesto. Nella ricusazione Maggio ha evidenziato che il convincimento del gup sull’aver ottenuto utili dalla società abbia minato l’imparzialità del magistrato, rendendolo così incompatibile alla celebrazione dell’udienza.

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Il pubblico ministero e i difensori degli altri imputati e delle parti civili, tra cui Umberto Leo, Dimitry Conte, Silvia Mauro, Luigi Piccinni, e Gianvito Lillo, quest’ultimo del foro di Brindisi, non hanno potuto che prendere atto di quanto accaduto.

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