Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Chiesta ricusazione del presidente del collegio, colpo di scena nel processo Galatea2

E' tornato in aula con un colpo di scena il processo nato dall'inchiesta denominata "Galatea 2", che vede tra gli imputati Flavio Fasano, ex assessore provinciale. L'avvocato Fasano, infatti, ha presentato nei giorni scorsi una dichiarazione di ricusazione nei confronti del presidente del collegio giudicante, Roberto Tanisi. E' stato lo stesso giudice ad annunciarlo nel corso dell'udienza

LECCE – E’ tornato in aula con un colpo di scena (dopo mesi di rinvii) il processo nato dall'inchiesta denominata "Galatea 2", che vede tra gli imputati Flavio Fasano, ex assessore provinciale e già sindaco di Gallipoli. L’avvocato Fasano, infatti, ha presentato nei giorni scorsi una dichiarazione di ricusazione nei confronti del presidente del collegio giudicante, Roberto Tanisi.

E’ stato lo stesso giudice ad annunciarlo nel corso dell’udienza. Una ricusazione che non mette in discussione l’integrità morale della figura professionale del presidente Tanisi, né la condotta tenuta nel corso del procedimento, ma che si basa sul fatto che lo stesso giudice abbia “espresso in altro procedimento una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti dello stesso soggetto”. Fasano è assistito dagli avvocati Andrea Fares e Francesco Paolo Sisto.

Due i motivi della ricusazione: in primis aver “manifestato il proprio parere sull’oggetto del procedimento fuori dall’esercizio delle funzioni giudiziarie”. Il riferimento è a un’intervista apparsa sul Corriere del Mezzogiorno in cui il presidente Tanisi, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nel 2011, ha annoverato il processo Fasano tra “i fatti anche gravi di corruzione emersi”.

Il secondo motivo riguarda il processo sull’omicidio di Salvatore Padovano, in cui il giudice Tanisi è stato presidente della Corte d’Assise. Un’inchiesta da cui è scaturita quella che vede come imputato l’avvocato Fasano (per fatti assolutamente diversi). I legali dell’imputato hanno più volte evidenziato l’inutilizzabilità delle intercettazioni prodotte dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone.

Secondo il collegio difensivo, infatti, Flavio Fasano sarebbe stato intercettato nell'ambito della sua professione di legale (ipotesi non consentita dalla legge), come avvocato di Pompeo Rosario Padovano. Una tesi confermata da due missive (datate 27 ottobre e 14 dicembre 2011) inviate dal procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, in cui si attesta come lo stesso Padovano abbia sostenuto un "colloquio investigativo antimafia" con il sostituto procuratore della Dna Francesco Mandoi.

Un colloquio che sarebbe avvenuto proprio dopo i contatti, attestati nelle missive, tra l'avvocato Flavio Fasano (in qualità di legale di Padovano) e il magistrato salentino. Quelle intercettazioni, dunque, non sarebbero utilizzabili perché avrebbero violato le garanzie dell'imputato. Inoltre, secondo il collegio difensivo e il consulente di parte, il professor Arrigo Palumbo, le intercettazioni non sarebbero utilizzabili perché sui file mancherebbe la firma digitale in grado di accertare che gli stessi non siano stati modificati. Eccezioni poi rigettate dalla corte. Due vicende legate tra loro su cui il presidente avrebbe già espresso una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti dello stesso soggetto.

DS-fasano-3-6Sulla dichiarazione di ricusazione la Corte d’Appello di Lecce si pronuncerà dopo la camera di consiglio (in cui saranno sentite le parti) il prossimo 18 luglio.

Oltre a Flavio Fasano nel processo figurano come imputati l'ex amministratore della Lupiae servizi Gino Siciliano; l'imprenditore Giovanni Lagioia, ex presidente della sezione Comunicazione di Confindustria; Michele Patano, 49enne, di Triggiano (Bari), direttore tecnico del Cotup e Michela Corsi, 43enne di Roma, ex collaboratrice dell'autorità di vigilanza sui contratti pubblici. I cinque imputati devono rispondono a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta, violazione del segreto d'ufficio e falso in atto pubblico.

Tra gli episodi contestati ed emersi nell'ambito dell'operazione Galatea: la gara d'appalto per la rimozione della cartellonistica pubblicitaria e la gestione degli spazi pubblicitari, bandita dalla Provincia di Lecce nel mese di dicembre 2008; e il progetto per la realizzazione dell'Istituto Nautico di Gallipoli, avviato dalla Provincia di Lecce nel 2009.

Oggi era previsto l’ascolto di sei testi della difesa. Due hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere perché imputati in procedimento connesso e quattro non erano presenti per impedimenti. L’udienza è stata rinviata al 29 ottobre per l’ascolto dei testi della difesa, oltre una ventina.

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