Cronaca

Chiusi centri di salute mentale, lavoratori in protesta

In presidio permanente da questa mattina, presso la Direzione generale Asl di Lecce, i 23 lavoratori disoccupati a causa dell'improvvisa chiusura dei centri diurni. Disagi per pazienti e famiglie

asl

Anche oggi, la Direzione generale della Asl di Lecce, in via Miglietta, è stata scelta come luogo simbolo di una protesta a carattere permanente. Da questa mattina, infatti, una ventina di lavoratori e lavoratrici, sono in presidio contro l'improvvisa chiusura dei "centri diurni" del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Lecce, avvenuta il 4 agosto.

Si tratta di luoghi deputati all'accoglienza e riabilitazione nei confronti delle persone con disabilità psichiche, che svolgono un servizio essenziale di sostegno per le famiglie costrette fare i conti, ogni giorno, con questa drammatica realtà. La decisione della Asl di Lecce, giunta senza alcun preavviso, ha "privato gli utenti di un servizio essenziale, abbandonando gli utenti e le loro famiglie a se stessi", spiega la Cgil di Lecce. Oltretutto, dopo vent'anni di qualificato lavoro, 23 lavoratori sono rimasti senza un'occupazione.

Il problema, già delicato di per sé, poichè riguarda una categoria di pazienti particolarmente debole, potrebbe essere amplificato dalla indisponibilità manifestata dalla direzione dell'azienda sanitaria locale, nel trovare una soluzione. "Il commissario Valdo Mellone ha comunicato di non avere alcuna intenzione di parlare con i lavoratori, nè con l'organizzazione sindacale che li rappresenta - sottolinea la Cgil - tanto che siamo arrivati a ritenere che, per la direzione Asl, possano esserci lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, a seconda di quali siano gli interessi da tutelare".


Gli operatori sanitari e il sindacato chiedono che, pur nei limiti della necessaria riorganizzazione di quelle strutture, sia data immediata risposta ai disagi segnalati dalle famiglie e dagli utenti, riaprendo immediatamente i centri. Ugualmente, i lavoratori non lasceranno il presidio, finchè non vedranno riconosciuto il proprio percorso professionale che, per decenni, ha garantito un'elevata e riconosciuta qualità del servizio

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