Cronaca

Lido "Buena Ventura": dopo il sequestro a marzo, chiuse le indagini

La struttura, devastata da un incendi nel marzo del 2017, sarebbe stata ricostruita in barba alla normativa vigente. Indagati il legale rappresentante e il progettista

I militari della guardia costiera il giorno del sequestro.

LECCE - Sono state chiuse le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta che lo scorso 2 marzo è sfociata nel sequestro dello stabilimento balneare “Buena Ventura”, in località Le Fontanelle, sulla provinciale San Cataldo-Otranto, nel comune di Vernole. Restano due gli indagati: Sirio Palumbo, 51 anni, di Lecce, rappresentante legale della società “Buena Ventura”, concessionaria dell’area demaniale in cui sorge il lido, e Gabriele Bray, 33 anni, di Lecce, residente a Martignano, progettista e direttore dei lavori.

Secondo le indagini, condotte dal pubblico ministero Roberta Licci, la struttura, interamente distrutta da un incendio nella notte tra il 17 e il 18 marzo del 2017, è stata ricostruita in barba alle norme demaniali, urbanistiche e paesaggistiche. E’ quanto si legge nell’avviso di conclusione delle indagini notificato nei giorni scorsi a Palumbo e Bray che ora, attraverso gli avvocati difensori Davide Pastore e Angelo Galante, avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, per presentare memorie e produrre documenti.

A mettere i sigilli alla struttura, così come disposto dal gip (giudice per le indagini preliminari) Michele Toriello su richiesta del pm Licci, erano stati i militari della guardia costiera di Gallipoli e dell'Ufficio locale marittimo di San Cataldo.

In particolare, stando alle indagini, la Scia presentata dieci giorni dopo l’incendio al Comune di Vernole “per manutenzione straordinaria di strutture amovibili ed eliminazione di barriere architettoniche” non sarebbe stata idonea a legittimare opere del tutto nuove, permanenti e di forte impatto ambientale come l’ampliamento del locale adibito a bar e delle passerelle. Insomma, secondo l’accusa, gli indagati avrebbero dovuto richiedere il permesso di costruire e ottenere i nulla osta dalle autorità competenti per il tipo di interventi eseguiti nella struttura di circa 300 metri quadrati che, oltretutto, avrebbero occupato abusivamente il demanio marittimo.
 

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