Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Stop agli ospedali psichiatrici giudiziari: “Teatro degli orrori per i pazienti”

In occasione della giornata nazionale per la chiusura, Cgil Lecce riunisce associazioni e responsabili Asl per lanciare un appello: "Restituire dignità ai malati attraverso la riorganizzazione dei servizi territoriali"

@TM News/Infophoto

 

LECCE - “Giustizia, giustizia, giustizia”: il grido di dolore di un paziente internato in un ospedale psichiatrico giudiziario italiano, apre la conferenza  stampa di Cgil che aderisce alla giornata nazionale per la chiusura di queste strutture dimenticate da Dio.

Il sindacato ha scelto di inaugurare i lavori – cui hanno partecipato anche le associazioni “Nuove speranze”, “Antigone” e la responsabile Asl dell’area salute mentale del carcere di Lecce, Alessandra Moscatello - proiettando un video realizzato dalla trasmissione televisiva “Presa diretta”: quindici minuti di viaggio all’interno di un tetro degli orrori, tra gente rinchiusa in condizioni sanitarie indecenti per anni. Secoli. Dichiarati “malati di mente” a vari livelli, fino alla totale infermità, il loro soggiorno nel girone dell’inferno - composto da una minuscola stanzetta sfasciata in condivisione con altri sventurati, per non parlare dei bagni i cui scarichi sono tappati da bottiglie di plastica che ostruiscono l’accesso ai ratti – può durare tutta la vita, fino a realizzare un vero “ergastolo bianco”, per usare le parole del parlamentare Pd, Ignazio Marino.

Tra chi è finito “dentro” per aver rubato delle mele o perché coinvolto in una rissa, si trova persino il paziente cui hanno smarrito la perizia psichiatrica trent’anni prima. La realtà di questi “lager”, per parafrase Marino, è composta da squallore, gente internata per aver commesso (nel 30-40 per cento dei casi) un reato bagatellare: più che ospedali veri e propri, appaiono delle carceri nella loro versione peggiore, con letti adibiti  alla compimento di “torture”. Uno spettacolo nascosto al resto della società civile e che valica la capacità media di immaginazione.

Se l’obiettivo era restituire dignità umana a chi è affetto da una patologia mentale, quindi organica, che si può curare o controllare con apposite terapie, la famosa legge “Basaglia” del 1980 che bandiva i manicomi, non sembra aver risolto il dramma dei “pazzi” o dichiarati tali sottoposti a misure di tipo giudiziario. Persone che non sembrano aver del tutto perso la capacità di chiedere almeno aiuto, giustizia, di rivendicare il diritto di non morire in quel modo. Di protestare, per quanto sedate da un vero bombardamento farmacologico ed in isolamento forzato, al punto da peggiorare – è facile intuirlo - le stesse condizioni di salute iniziali. 

Oggi, dopo decenni di silenzio, complicità e responsabilità di comodo prontamente denunciate anche dal direttore del Dipartimento di salute mentale di Lecce, Serafino De Giorgi, i tagli governativi operati dalla “spending review” offrono l’occasione per dire addio agli ospedali psichiatrici giudiziari entro marzo 2013.

Una data vicinissima che non può cogliere impreparate le Regioni italiane, Puglia compresa, cui verrà assegnato un budget per la riorganizzazione dei servizi socio-sanitari territoriali, sulla base di progetti presentati dalle varie Asl. L’auspicio del sindacato è che i vari dipartimenti operino nella logica di avvicinare il paziente al suo mondo (o al resto del mondo), in piena integrazione con l’assistenza sociale e che i finanziamenti non vengano utilizzati per creare “strutture speciali”, del tutto simili ai vecchi manicomi.

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