Ciclista travolto da una moto? Assolto il giovane ritenuto a capo di “un’impresa criminale”

Si chiude così il processo sull’incidente avvenuto otto anni fa a Ugento, in seguito al quale morì un anziano, e che vedeva imputato uno dei personaggi “chiave” dell’operazione antidroga “Amici miei”

UGENTO - Per lui erano stati invocati quattro anni di reclusione, ma è stato assolto “perché il fatto non sussiste” e stavolta non dall’accusa legata a fatti di droga che in più occasioni lo ha già visto imputato e condannato: l’ultima, a 12 anni e 10 mesi di reclusione nell’ambito dell’operazione “Amici miei” nella quale è considerato capo di “un’impresa criminale”.

Nel processo terminato venerdì davanti al giudice Valeria Fedele, Saimir Sejdini, detto “Sem”,  27enne nato in Albania, residente a Taviano, rispondeva di omicidio colposo e di omissione di soccorso, perché secondo l’accusa, l’8 luglio del 2011, avrebbe travolto con la moto, in prossimità di una curva, in via Corfù, a Ugento, un ciclista di 87 anni, senza prestargli aiuto. L’anziano morì qualche settimana dopo in ospedale.

Non sono ancora note le motivazioni della sentenza (lo saranno entro trenta giorni), ma stando a quanto sostenuto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Stefanelli, non era possibile ritenere che fosse l’imputato il conducente del mezzo restituito al venditore dopo il sinistro: nessuno vide il suo volto e non vi era prova che la moto fosse stata venduta proprio a lui. Non solo. Secondo il legale, non ci fu alcun incidente: il ciclista sarebbe caduto da solo ed il motociclista si sarebbe fermato solo per capire cosa fosse accaduto, decidendo poi di andare via perché quella Yahama R1 sulla quale viaggiava non era in regola (risultò priva di carta di circolazione, di certificato di proprietà, di assicurazione ed era munita di una targa incompleta di una parte della numerazione).

A sostegno della tesi difensiva, la consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero attraverso la quale non furono trovati segni di collisione sulla carrozzeria dei due veicoli. I testimoni, però, ai carabinieri riferirono di un tamponamento e offrirono anche indicazioni sugli abiti indossati dal centauro che l’avrebbe provocato. Le indagini portarono a “Sem” proprio attraverso le loro dichiarazioni e a quelle del commerciante, che pur non essendo a conoscenza dell’identità dell’acquirente, avendo ceduto il mezzo tramite un amico, riconobbe nel 27enne la persona che glielo restituì sostenendo di non essere più interessato.

In aula, c'erano i figli dell'anziano che, parte civile con l'avvocato Salvatore De Paola, avevano invocato una provvisionale di 180mila euro, e il fondo di garanzia delle vittime della strada, come responsabile civile con lavvocato Salvatore Corrado.

Insomma, dopo otto anni si chiude la vicenda giudiziaria in modo favorevole per Sejdini, ma questo non lo renderà un uomo libero proprio a causa dei suoi trascorsi, sebbene qualche giorno fa sia riuscito a ottenere dal gip un’attenuazione della misura: arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

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