Multati in bici dalla polizia locale. Linea dura del comando: "Ciclisti avvisati"

Dopo il caso del 3 agosto, che fece molto discutere, elevate nuove sanzioni per violazione del Codice della strada. Una donna dovrà pagare 163 euro perché sorpresa a pedalare mentre parlava al telefono tenendo il dispositivo in mano, uno studente 161 per aver attraversato con il semaforo rosso

Foto di archivio.

LECCE – L’intransigenza della polizia locale di Lecce non lascia molte speranze ai ciclisti: il Codice della strada va rispettato comunque, e alla lettera.

Lo testimoniano le nove sanzioni degli ultimi giorni, che vanno a coprire una casistica piuttosto comune nelle vie cittadine: dalla professionista che con un mano regge il telefono e con l’altra il manubrio della bici, allo studente che attraverso l’incrocio con il semaforo rosso; dalla ragazza che nei pressi di piazza Mazzini pedala in senso contrario a quello di marcia, al giovane che attraversa le strisce pedonali senza scendere dalla sella. Giusto per la cronaca: 163 euro nel primo caso, 161 nel secondo, 41 nel terzo e nel quarto.

Che non sia uno scherzo o una moda passeggera - come qualcuno avrà pensato dopo il caso del 3 di agosto - lo precisa il comandante del corpo, Donato Zacheo: “Lo sosteniamo da il rispetto da parte di tutti delle norme del Codice della strada è fondamentale per alzare il livello della sicurezza delle nostre strade. Questo è un nostro obiettivo prioritario. Purtroppo è invalsa la convinzione che chi è in sella ad una bicicletta possa derogarvi e rimanere impunito. Ma non è così. I ciclisti sono avvisati. Continueremo a vigilare anche in tema di equipaggiamento, dai catarifrangenti all’avvisatore acustico, ai dispositivi di illuminazione”.

Che Lecce non sia una città ciclo-frendly è abbastanza noto: avventurarsi nel traffico urbano in sella alla propria bici è impresa che necessità di un certo coraggio (eppure la sua conformazione pianeggiante è un invito a nozze). Perché se quello che asserisce il comandante è in parte vero – che cioè alcuni ciclisti possano ritenersi liberi dal rispetto delle regole -, è ancor più indiscutibile il fatto che la maggior parte dei conducenti di auto e mezzi a motore in genere tende a nutrire una certa indifferenza, se non astio, per chi va in bici, considerato di solito un impedimento.

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Come spesso accade in questi casi, la questione è principalmente culturale: chi è rispettoso al volante, lo è anche in sella alla bici, mentre chi ignora le norme lo è comunque. E siamo abbastanza certi che di “professionisti” comodamente seduti nell’abitacolo intenti a parlare al telefono senza auricolare ce ne sono ancora troppi in giro. 

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