Cittadini "rabdomanti": caccia aperta all’acqua nella marina di Frigole

Il problema dell'allaccio alla rete idrica non è stato risolto. Disagi anche in altre zone, come Borgo Piave, per tubi rotti

FRIGOLE – Marine abbandonate al proprio destino e residenti costretti a vivere in condizioni tali da ricordare gli scenari dell’Albania rurale di 50 anni fa. Il tema, ormai cruciale in ogni campagna elettorale che si rispetti, torna alla ribalta delle cronache giornalistiche in un giorno qualunque.

Perché, a dispetto di ogni proclama più o meno strumentale alle elezioni, nella nota località balneare che dista appena 9 chilometri dal capoluogo salentino, alcune famiglie non possono disporre dell’acqua corrente all’interno delle proprie abitazioni.

Il disagio è ormai di portata storica e riguarda, nel dettaglio, i residenti di due strade – via Giovanni Marinelli e via Delle Dracene – in cui manca l’allaccio alla rete idrica. Del caso si è occupata l’amministrazione comunale leccese in sede di Commissione lavori pubblici, ma la situazione non è ancora stata risolta.

20170123_114958-3“Il Comune di Lecce non ha mai iniziato i lavori per installare le tubature utili all’allaccio dell’acqua corrente – spiega un cittadino, Francesco Caricato – così noi ci serviamo dell’acqua del pozzo, peraltro inquinata dai residui fognari, per il riscaldamento delle case. Quell’acqua contaminata, tuttavia, non può essere assolutamente utilizzata per uso alimentare”.

Come si vive nel 2017 senza acqua corrente? La routine dei residenti delle due strade è surreale: i cittadini si muniscono di taniche e vanno alla ricerca delle fontane pubbliche per rifornirsi dell’acqua utile a cucinare. Per l’igiene personale e quotidiana – racconta Caricato – si affidano al buon cuore ed alla disponibilità di parenti e amici che dispongono di un’abitazione a Lecce.

“Vado in città per farmi una doccia e porto con me anche i bambini”, puntualizza lui. Scene che non siamo abituati a vedere eppure non sono così insolite nelle zone periferiche e marginalizzate dei contesti urbani. “Abbiamo caricato le taniche anche durante i giorni di gelo nel Salento, quando l’acqua che gocciava dal rubinetto della fontana ed era gelida – aggiunge il cittadino -: non potevamo fare altrimenti, dobbiamo pur mangiare. Non dimentichiamo poi che la Marina sorge su di una zona paludosa che tende ad allagarsi quando piove e noi comunque scendiamo in strada con il fango e le buche ricolme di acqua piovana”.

Un altro residente, Salvatore Pagano, fornisce un breve riassunto delle puntate precedenti: “Le due strade incriminate sorgevano su terreni privati poi ceduti gratuitamente all’amministrazione comunale. Ora la competenza per l’allaccio dell’acqua spetta al Comune ma, a dispetto delle continue segnalazioni, nessuno ha mosso un dito. È rimasta a secco anche la fontana di piazza Bertacchi e Frigole sembra precipitata indietro di 50 anni”.

20170123_113728-2Il tempo non si è fermato solo a Frigole. Disagi importanti (per non dire vergognosi) si registrano in località vicine: “A Borgo Piave e nei dintorni della masseria Olmo le tubature dell’acqua sono rotte – denuncia lo stesso Palano -. I cittadini e le famiglie stanno denunciando il disagio da oltre un mese. Le segnalazioni hanno trovato spazio anche su l’emittente nazionale Rai 2, eppure i tecnici ex Ersap non sono ancora intervenuti. Pare che il problema sia di tipo economico: come al solito non si trovano i soldi per le riparazioni”.

“Se il problema dell’allaccio alla rete idrica è arrivato ormai alle orecchie degli amministratori comunali e potrebbe essere risolto con un investimento di 180 milioni di euro – puntualizza il cittadino – le condizioni di vita nelle altre località, laddove le tubature sono rotte, appaiono davvero disperate”.

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Il caso, ai confini della civiltà, potrebbe trovare la giusta collocazione nell’agenda politica degli aspiranti sindaci del capoluogo. Sperando che non diventi il solito tema da battaglia elettorale, prontamente accantonato allorché gli elettori tornano a vestire i panni di comuni cittadini. 

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