"Clean Game", anche un castello fra i beni sequestrati dalla finanza

Si tratta dello stesso patrimonio sequestrato nel 2015 ai noti imprenditori, i fratelli De Lorenzis di Racale, e a un presunto prestanome, e poi restituito per il mancato riconoscimento dell’associazione mafiosa. Nuovi accertamenti

LECCE - C’è persino un antico castello nel centro storico di Racale tra i numerosi beni sui quali in queste ore gli uomini del nucleo di polizia economica finanziaria della Guardia di finanza stanno mettendo i sigilli.

Ammonta a 93 fabbricati (una struttura alberghiera a Gallipoli, abitazioni, ville, locali commerciali e garage, autovetture), 33 terreni agricoli ubicati nei comuni di Ugento, Racale, Taviano, Gallipoli e Melissano e 9 società capitali, per un valore complessivo di 15milioni di euro, il patrimonio oggetto del provvedimento che colpisce, per la seconda volta, i quattro fratelli De Lorenzis (Salvatore, di 50 anni, Saverio, di 41, Pasquale Gennaro, di 44, Pietro, di 51), noti imprenditori di Racale, e Pompeo Caputo, 55 anni, residente a Gallipoli, ritenuto prestanome.

Video: l'operazione condotta dalle "fiamme gialle"

Si tratta dello stesso patrimonio sequestrato nel 2015, nell’ambito dell’inchiesta “Clean Game”, ma che fu restituito in seguito al mancato riconoscimento dell’associazione mafiosa (presupposto sul quale si fondava il sequestro) da parte del Tribunale del Riesame e poi della Corte di Cassazione. L’accusa ha invece retto davanti al giudice per l’udienza preliminare Simona Panzera con il rinvio a giudizio e ora sarà il processo, ancora in corso, a stabilire la verità.

Still0412_00011-2Intanto però sono stati avviati nuovi accertamenti disposti dalla Direzione Antimafia di Lecce e, stando alle indagini condotte dal Gico di Lecce, sarebbero numerosi gli elementi che attestano l’elevata pericolosità sociale degli investigati, e l’esistenza di una netta sperequazione tra le disponibilità economico – patrimoniali e la modesta posizione reddituale dichiarata.

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Questi sono stati i presupposti (previsti dalla legislazione antimafia) che hanno reso possibile l’odierno sequestro (anticipato) accolto dalla seconda sezione del Tribunale di Lecce, su richiesta del procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e del sostituto Carmen Ruggiero e rispetto al quale si avvierà, a partire dal 25 maggio, un contraddittorio tra le parti.

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