Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Viaggio notturno nella città invisibile: prostitute, clochard e borderline

Un'immersione negli angoli dimenticati del centro, dove si nascondono storie di solitudine e abbandono. In compagnia dei "City angels", volontari che prestano sostegno a bisognosi e non, una fotografia della Lecce "alternativa"

I "City angels" nei pressi di Porta Rudiae

LECCE  - Esistono intercapedini della città, e dell'anima, complesse da penetrare. Non si nascondono, anzi. Sono esposte, ma in pochi vogliono vederle. Si attestano attorno alla sessantina i clochard accampati nelle vie del Lecce, senza un tetto sotto cui dormire. Ai quali se ne sommano altrettanti, che hanno deciso di eclissarsi, ripiegando nelle immediate periferie. E un numero simile di donne avviate alla prostituzione, le quali hanno rimediato dimore "di fortuna". Se così è lecito chiamarle.

Non è facile avvicinarli, eppure ci sono coloro in grado di farlo. Alcuni volontari, i "City Angels"-  associazione fondata a Milano nel 1994, con decine di sedi in tutto lo Stivale - raggiungono, più volte a settimana, il gruppo di emarginati con i quali hanno ormai stretto amicizia. Seguendo il loro slalom nella miseria e nell'oblio umano, la nostra redazione ha potuto ottenere un breve fotogramma  di quella città sommersa. Malvista.

Sono "Betulla", "Fuego", "Troll", "Lucy" e i loro compagni: 22 in tutto, una media di 30 anni, che dal mese di ottobre del 2011, si sono muniti sia di uno pseudonimo per lasciare poche tracce circa la loro identità, sia di pesanti zaini contenenti vivande e the caldo. Il cibo viene recuperato da alcuni ristoranti, pizzerie, "piadinerie", che hanno sposato l'iniziativa, impegnandosi a donare i propri prodotti.

Questi ultimi vengono persino differenziati: le bevande sono sempre servite in una doppia "versione", quella dolce e quella priva di zucchero, per tutelare le varie condizioni di salute. Idem per il cibo: possono essere offerti panini vegetariani e non, e in alcuni si evita persino la carne di maiale, per rispettare le abitudini della corposa comunità di musulmani presenti sul posto.

Nelle tasche dei volontari, né soldi, né cellulari, né preziosi che possano offendere coloro che vivono il dramma di condizioni economiche meno favorevoli, o provocare l'aggressività di malintenzionati. "Anche perché le regole, in strada, specie di notte, sono diverse da quelle diurne", ha dichiarato Angela Attanasio, giovane coordinatrice operativa, responsabile dell'attività sul campo. "Del resto non siamo autorizzati a rilasciare somme di denaro, anche quando i clochard ne fanno espressamente richiesta. Bisogna negare,  con un sorriso, restando però assertivi", ha proseguito.

Regole ferree e inopinabili, come quelle interne all'organizzazione, altrettanto strutturata. Agli associati è, infatti, richiesto un minimo di quattro uscite mensili, da tre ore ciascuna, più un cosiddetto "servizio di cortesia" che può tradursi nell'aiuto domestico ad una donna anziana, la manutenzione di un parco urbano o in altre attività socialmente utili.

"Sono i senzatetto a chiamarci: oltre al bisogno di uno sfogo e di qualcuno che li stia ad ascoltare, avanzano alcune richieste come una coperta, una giacca pesante, un kit per la pulizia dei denti. Laddove possibile, cerchiamo di accontentare tutti, consegnando quanto richiesto durante l'uscita notturna successiva", ha spiegato Mario "Fuego" Ferro, il coordinatore della sede locale. "Ad ogni modo, noi offriamo assistenza e sicurezza a chiunque, senza essere selettivi. Può succedere anche ad un uomo ricco di aver bisogno di un bevanda calda, o a un turista che si ritrova in stazione da solo, nel cuore della notte".

Chi ha intravisto un'organizzazione di tipo militaresco, non sbaglia. Sono pacifisti i "City angels", ma l'organigramma è rigido, la formazione lunga e i ruoli sono ben definiti. Tant'è che non tutti possono accedere. Oltre ad avere la maggiore età e godere di sana e robusta costituzione, vengono allontanati coloro che si avvicinano con intenzioni belligeranti, hanno garantito.

Sono stati tacciati di essere facinorosi e picchiatori, ma gli "angeli metropolitani" smentiscono: "Per statuto, non siamo autorizzati ad utilizzare armi. Possiamo solo sventare un furto, fermare un borseggiatore, intervenire in una rissa. Ma solo bloccando gli individui aggressivi e allertando le forze dell'ordine, immediatamente".

Come i due angeli ne "Il cielo sopra Berlino", la nota pellicola di Wim Wenders, loro si aggirano per le vie cittadine durante le ore più buie, in completo anonimato. Se non fosse per le ingombranti felpe rosse, e i baschi azzurri calati sulla testa, sarebbe difficile riconoscerli. Si muovono suddivisi in squadre composte da tre, massimo cinque volontari. A ognuna delle quali viene affidata una delle zone critiche.

Si tratta del piazzale della stazione ferroviaria, le stradine ombrose del centro storico, l'area a ridosso del castello, e persino un'insospettabile Piazza Mazzini. Luoghi dove una comunità trasparente, che non comprende esclusivamente ragazzi con precedenti penali rimessi in libertà a stretto giro, si materializza al tramonto. Come nel caso di Elena (i nomi sono di fantasia), una 60enne elegante e distinta, curata nell'abbigliamento e negli accostamenti cromatici, che conserva, nonostante il letto composto da cartoni, anche la sua dignità.

E l'identità di una donna che deve aver prestato molta attenzione all'aspetto, un tempo. Si esprime bene in italiano, nonostante non sia la sua lingua madre, e ripone tutti gli oggetti della sua borsa in perfetto ordine. Quasi maniacale. Anche Stefano,  dopo aver perso il lavoro, è finito sotto un porticato, dove ogni notte allestisce la sua brandina improvvisata, e sfida le temperature via via più impietose. E questi sono solo un paio di esempi, tra i numerosi sparsi nel capoluogo salentino.

"Se nel tempo dovessimo riuscire a strutturare la nostra associazione, facendo leva su un numero maggiore di persone, vorremmo estenderci anche alle periferie, e in provincia, dove sono presenti altre tipologie di emergenze", ha concluso Fuego. "L'ideale, per tutti noi,  sarebbe uscire e rientrare in sede senza aver fatto alcun intervento. Passeggiare in centro senza muovere un dito. Significherebbe che ognuno, almeno per quella notte, ha potuto disporre di un letto caldo in cui dormire", ha dichiarato, con tono scettico, assieme alle due squadre di turno.

 

 

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