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Cronaca Squinzano

La coca in una cassetta per strada e la pistola in una scarpa: confessa e resta in carcere

Ha ammesso di aver spacciato e di essersi procurato un’arma clandestina per proteggersi. Tutti i dettagli dell’ultimo arresto per droga e armi avvenuto a Squinzano

SQUINZANO - La cocaina, per un totale di 29,31 grammi, era già stata suddivisa in 82 dosi a loro volta ripartite in tre involucri di cellophane, ed era stata nascosta in una cassetta della messa a terra dell’impianto di illuminazione pubblica sul marciapiede di un’abitazione, in via Marco Polo, a Squinzano. 

Luca Melendugno,  45 anni del posto, non poteva certo immaginare che lì nei pressi a osservarlo mentre armeggiava davanti alla cassetta ci fossero i carabinieri e che sarebbe stato fermato una volta risalito sull'auto,  una Mercedes bianca. Qui, i militari avrebbero trovato in un pacchetto di sigarette altre 31 dosi sempre di cocaina (per un totale di 10,77 grammi).

Dopo i controlli, il 7 luglio scorso, l'uomo era finito in carcere e la misura è stata convalidata nei giorni scorsi dalla giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce Giulia Proto che lo ha interrogato alla presenza del suo difensore, l’avvocato Giuseppe Presicce.

Durante il confronto, l’indagato ha ammesso gli addebiti, spiegando di aver intrapreso l’attività di spaccio per difficoltà economiche e di essersi procurato un’arma in un campo nomadi per proteggere se stesso e i propri cari nel caso in cui avesse avuto problemi legati alla vendita di stupefacenti.

L’arma in questione è una Beretta, calibro 7.65 con matricola abrasa con sei munizioni dello stesso calibro inserite nel caricatore, che il personale dell’Arma aveva trovato riposta in una scarpa in una stanza adibita a deposito dell’abitazione dell’uomo.

Non solo. In casa, erano stati rinvenuti anche un bilancino di precisione e materiale utile a confezionare la sostanza e quasi 12mila euro in contanti: 1.974 euro nel marsupio di Melendugno; 5mila euro in una cartella di documenti; altri 5mila in una scatola di scarpe. 

La giudice Proto ha dunque lasciato in carcere il 45enne ritenendo che la detenzione di un’arma clandestina, nonché di un quantitativo elevato di cocaina, denotano con certezza collegamenti con ambienti malavitosi e portano a escludere la mera occasionalità della condotta. 

Solo qualche giorno prima dell'arresto di Melendugno, sempre a Squinzano, cittadina di recente segnata dall'omicidio di Luigi Guadadiello (qui, tutti i dettagli) e dove è particolarmente alta l'attenzione delle forze dell'ordine, era finito nei guai per gli stessi reati, Davide Guerrieri, di 36 anni.
 

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