Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Cocaina a Gallipoli e dintorni, gli arrestati in silenzio davanti al giudice

Dopo i presunti leader del gruppo, sgominato con l’operazione “Amici miei”, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche gli altri sette uomini finiti ai domiciliari

Un cane dell'Arma durante il bltiz.

LECCE  - Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche gli altri sette uomini accusati a vario titolo di far parte di un’associazione a delinquere dedita al traffico e allo spaccio di cocaina smantellata con l’operazione denominata “Amici miei” (dal termine usato dagli indagati per indicare le dosi di droga pronte per la vendita).  Questa mattina, durante l’interrogatorio di garanzia, davanti al gip Simona Panzera, (alla presenza degli avvocati Stefano Stefanelli, Pompeo Demitri e Angelo Ninni) sono rimasti a bocca chiusa: Luca Di Battista, 26enne nato a Terlizzi e residente a Mancaversa; Pasquale Di Battista, 32enne nato in Germania e residente sempre nella marina tavianese; Danel Gjoci, 20enne, albanese residente a Taviano; Roxhers Nebiu, 27enne albanese residente a Melissano; Gilberto Perrone, 22enne nato a Gallipoli e residente a Taviano; Domenico Scala, 21enne nato a Gallipoli e residente a Taviano; Enri Shehaj, 25enne albanese residente a Rutigliano. 

Non è stato invece possibile ascoltare Rrapush Tafa, 25enne albanese e residente a Racale che si trova all’estero dopo il decreto di espulsione eseguito nel febbraio del 2018. Sono tutti ai domiciliari dal 17 settembre scorso, mentre in tre sono finiti carcere, su ordinanza del gip Panzera, e anche questi durante l’interrogatorio che si è tenuto nei giorni scorsi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Stiamo parlando di: Saimir Sejidini, 27enne nato in Albania, detto “Sem”, ritenuto leader del gruppo che avrebbe fatto grossi affari con la “polvere bianca” a Gallipoli, Taviano, Matino, Alezio e nei paesi vicini, il connazionale Klodian Shehaj, di 36 anni, residenti a Taviano e Vincenzo De Matteis, 42enne residente a Taviano (difeso dall’avvocato Biagio Palamà), già condannato per mafia e omicidio con sentenza divenuta irrevocabile nel 1999, accusato di aver capeggiato un altro gruppo (i cui componenti restano al momento sconosciuti) attivo nella stessa Taviano, nel basso Salento, a Racale, Alliste e Melissano e di aver fornito cocaina allo stato grezzo a Sejidini.

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