Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Bloccati in autostrada con 5 chili di cocaina. Erano nascosti tra i profumi

Nei guai sono finiti un francesce e una giovane tunisina, insieme con la squinzanese Saida Bruni, 19enne. Avevano un'auto presa a noleggio. Li hanno fermati i carabinieri del nucleo investigativo di Lecce al casello di Bari Nord

L'auto controllata dal cane Chan.

BARI – Cinque chili di cocaina, stipati in un’intercapedine della carrozzeria di un’auto, divisa in pani, pressati all’altezza della ruota posteriore sinistra. Valore approssimativo: 500mila euro. Viaggiavano in una Citroen DS3 noleggiata, tra una scorta di profumi. Chiaro tentativo di celarne l’odore, nel caso di controlli di nuclei cinofili delle forze dell’ordine. Tutto inutile, perché il fiuto di Chan, pastore tedesco, non ha tradito le attese dei militari. E per tre giovani, tutti fino ad oggi incensurati, sono scattate le manette.

In carcere sono finiti Saida Bruni, 19enne, di Squinzano; Fathi Rahmani, francese di chiare origini magrebine, 27enne di Villeparisis; Dorsaf Chakchouk, 30enne, tunisina.    

La vicenda che li vede protagonisti, si snoda fra Lecce e Bari, ma vi è un sottile file rouge da seguire con attenzione, perché potrebbe condurre gli investigatori salentini dell’Arma a chiedere la collaborazione della gendarmerie d’Oltralpe.

Nel chiaroscuro dei detti e non detti di una conferenza stampa convocata in un pomeriggio di pioggia, tracce di un’inchiesta che si annuncia delicata e che il nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce sta conducendo, lungo la pista di grossi traffici. Con una certezza, che si evince dalle parole del colonnello Maurizio Ferla, comandante provinciale dei carabinieri, presente insieme al maggiore Saverio Lombardi, a capo del reparto operativo: “Evidentemente, la droga non arriva solo per mare”. Le vie della coca sono infinite.

Come sia avvenuto il fermo, è presto detto. Sabato pomeriggio, i carabinieri del nucleo investigativo leccese si trovavano nei pressi nei pressi dell’area di rifornimento Esso, non lontano dal casello autostradale dell’A14 Bari Nord. Che i militari del comando salentino fossero lì, non era certo un caso. Erano in servizio d’osservazione. Certo è che, ad un certo punto, s’è affacciata all’orizzonte quell’auto, con targa francese, che viaggiava in direzione sud. I tre occupanti, una volta scesi, sono apparsi molto guardinghi. Fermati per un controllo, con molta discrezione, hanno accampato situazioni di circostanza. Non devono essere apparsi convincenti. E questo potrebbe significare scarsa dimestichezza con momenti d’alta tensione. Quando, cioè, il gioco si fa duro e l’esito della partita incerto.

Gli investigatori salentini hanno quindi voluto vederci un po’ più chiaro. E hanno iniziato a fare domande sempre più incalzanti su quale fosse la loro identità, da dove provenissero, perché fossero lì. Il nervosismo si doveva quasi tagliare con il coltello, quando è arrivata la richiesta dei documenti. Ricevuto l’appoggio dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Modugno, i tre sono stati trasferiti presso la caserma locale, non lontano dal casello autostradale. A occhio nudo non si scorgeva nulla, ma il cane Chan, ben addestrato, dava segnali di tutt’altro genere, specie annusando in un punto preciso del veicolo.

Rimossi il divano posteriore e buona parte dei rivestimenti della zona interna, alla fine, dal controvano della ruota posteriore sinistra, sono spuntati tre voluminosi fagotti intrisi di profumo. E proprio tra questi fagotti, c’erano i pacchi confezionati con il cellophane, del peso di circa 5 chilogrammi, con la cocaina. La droga è già stata analizzata presso il comando provinciale dei carabinieri di Bari. E’ cocaina ad elevato indice di purezza. I tre sono stati condotti presso il carcere del capoluogo pugliese.

Questi i fatti. E da qui, nascono inevitabili domande. Da dove esattamente è partita la droga? E dov’era diretta la preziosa partita? Non necessariamente dovevano essere loro stessi i venditori finali. Per il momento, non si può che inquadrarli nelle vesti di corrieri. Specie perché incensurati. Sempre più spesso, infatti, le organizzazioni criminali cercano persone senza precedenti, per viaggi di questo tipo, alle quali versare un corrispettivo in cambio del rischio.

Le indagini, dunque, si stanno concentrano in queste ore sulle loro figure. E se i nomi del francese Fathi Rahmani e della tunisina Dorsaf Chakchouk, in Italia non dicono nulla, d’interesse per gli investigatori appare la figura della giovane squinzanese Saida Bruni. Si tratta, infatti, della cognata di Marino Manca, il 30enne di Squinzano vittima di un agguato mentre si trovava in casa del suo amico Luca Greco, in contrada Carli.

A pianificarlo l’8 settembre scorso (la pistola s’inceppò e la vicenda finì con maldestre coltellate), secondo i carabinieri, i quali non hanno mai nascosto la sensazione che dietro di tutto potesse esservi un contesto di droga, sarebbero stati un altro squinzanese, il pregiudicato 40enne Salvatore Milito, e il tarantino Michele Intermite, 36enne, personaggio della mala jonica, arrestato proprio due giorni addietro. Ma se vi sia veramente un collegamento fra tutte queste vicende, e quale sia la chiave di volta fra dinamiche che sembrano farsi sempre più complesse, gli investigatori devono ancora stabilirlo.   

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