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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Cocaina dal Nord Europa e dalla Spagna, revocato l’arresto per il leccese Penza

Il tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha revocato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita nei riguardi del 37enne il 14 settembre scorso con l’operazione “Crypto” per insussistenza di gravi indizi di colpevolezza

LECCE - E’ stata revocata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita lo scorso 14 settembre nei riguardi del trentasettenne leccese Antonio Marco Penza, con l’operazione “Crypto” dei finanzieri del comando provinciale di Catanzaro e del servizio centrale investigazione criminalità organizzata della guardia di finanza di Roma.

L’annullamento è stato disposto nei giorni scorsi dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, da dove è partita l’inchiesta dell’Antimafia, al quale si erano rivolti gli avvocati difensori Pantaleo Cannoletta e Carmen Castellana.

Per i giudici della libertà non sarebbero stati raccolti indizi così gravi da giustificare la misura cautelare che era stata decisa per il trentasettenne, finito sul registro degli indagati con altre 92 persone, residenti in diverse parti d’Italia, nell’ambito delle indagini su traffici di cocaina importata dal Nord Europa e dalla Spagna.

Tra questi c’è anche il fratello di Penza, Vito, di 34 anni, già coinvolto col primo in una delle più importanti operazioni condotte dalla Procura di Lecce con la squadra mobile. Stiamo parlando di “Final Blow” che il 26 febbraio del 2020 ha inflitto un duro colpo alla criminalità organizzata attiva nel capoluogo salentino e nella provincia con 72 arresti e che si è conclusa nel processo di primo grado (discusso col rito abbreviato) con 54 condanne per quasi cinque secoli di reclusione e in 23 sentenze di patteggiamento. Il verdetto per i due fratelli leccesi è stato di vent’anni per il maggiore e otto anni e otto mesi per l’altro.

Secondo l’inchiesta condotta dalla Procura di Lecce, quella di Antonio Marco Penza sarebbe stata una figura emergente nel panorama criminale locale che avrebbe consentito a uno dei boss storici, Cristian Pepe, di continuare a esercitare il suo potere anche dal carcere.

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