Cronaca

Nello zaino, cocaina ed eroina: 45enne patteggia tre anni

Emessa la sentenza nel procedimento che riguardava Giuseppe Cazzella, di Lecce. Il giudice ha revocato i domiciliari ai quali era sottoposto dallo scorso aprile, alleggerendoli nell’obbligo di dimora

LECCE - Ha patteggiato tre anni di reclusione Giuseppe Cazzella, il quarantacinquenne leccese arrestato lo scorso aprile dai carabinieri della Sezione radiomobile di Lecce per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

La sentenza è stata emessa dal giudice Sergio Tosi che ha inoltre accolto l’istanza avanzata dall’avvocato difensore Paolo Cantelmo di revocare la misura cautelare dei domiciliari, imponendo come unico obbligo per l’imputato, quello di dimora.

Si chiude così la vicenda iniziata sei mesi fa, quando i carabinieri entrarono nella sua abitazione, nella zona di piazzale Milano, nel quartiere Stadio, a Lecce, insospettiti già da qualche giorno che l’uomo svolgesse attività illecita. A risolvere il dubbio furono le sostanze trovate in uno zaino all’interno di un ripostiglio: c’erano ben 310,43 grammi di eroina distribuiti in cinque grossi involucri, oltre a 37,06 grammi di cocaina, divisi in 45 dosi singole, più due involucri in cellophane.

Al termine della perquisizione domiciliare oltre alle sostanze stupefacenti, furono sequestrati anche un bilancino di precisione e un barattolo in plastica, che riportava la scritta “scitec nutrion caffeine” con 85 pastiglie di colore bianco, prive di etichetta identificativa.

Sentito il pubblico ministero di turno, Maria Vallefuoco, per Cazzella, fino a quel momento sconosciuto alle forze dell’ordine, furono disposti gli arresti domiciliari, confermati dal giudice per le indagini preliminari (gip) Simona Panzera in seguito all’interrogatorio di convalida.

Durante il confronto col gip, l’indagato rispose alle domande, ammettendo le sue responsabilità, e raccontò di aver iniziato a spacciare per difficoltà economiche, non avendo un lavoro.

In particolare, spiegò che in quel periodo le cose sarebbero peggiorate perché gli era stato revocato il reddito di cittadinanza e non sapeva davvero più come portare il pane a casa.

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