La cocaina in casa della nonna? Era tanta, ma per uso personale: assolto

Un 33enne di Nardò era stato arrestato a ottobre dopo la scoperta delle dosi. Ma la difesa ha dimostrato che non spaccia droga

NARDO’ - Non uno spacciatore, ma un assuntore cronico di cocaina. Tanto da farne una scorta notevole, pur di non andare e venire troppe volte dal suo fornitore, con il rischio di incappare in controlli ed essere pesantemente sanzionato. E’ la conclusione alla quale si è arrivati nel procedimento, svoltosi con rito abbreviato, a carico di Fernando De Mitri, 33enne di Nardò (conosciuto con il nome di “Fernandone”).

Il giudice Michele Toriello l’ha quindi assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” dalle accuse che erano state mosse dagli agenti di polizia del commissariato neretino che l’avevano fermato nell’ottobre dell’anno scorso per un controllo in auto (dove però non c’era nulla di sospetto), andando poi a perquisire sia la sua abitazione, sia quella della nonna, dove era stato visto aggirarsi. E trovando proprio in quest’ultima casa, e per la precisione nella cassetta del water, varie dosi di sostanza, per un totale di quasi 24 grammi, già divisi in quindici dosi.

Droga nel bagno della nonna

Ventiquattro grammi di cocaina sono davvero tanti, per giustificare il possesso personale, ragion per cui si era proceduto all’arresto, con il pubblico ministero Donatella Palumbo che ha richiesto la pena di un anno di reclusione e 2mila euro di multa. E, tuttavia, ha prevalso la linea difensiva, sostenuta dall’avvocato Tommaso Valente, che rappresentava l’uomo.

In primis, non sarebbe mai stato notato alcun episodio di cessione di sostanza. Non emerge, infatti, dai verbali stilati nel giorno dell’arresto, risalente al 17 ottobre scorso. Tantomeno, vi sarebbero stati contatti con altri soggetti, in quei frangenti, tali da far sospettare qualche movimento “segreto”. De Mitri era stato solo visto entrare e uscire da casa della nonna, una donna di 80 anni, dove la droga era stata nascosta, ma, stando alle motivazioni del giudice nella sentenza, avrebbe dovuto avere addosso qualche dose da rivendere, se davvero avesse voluto farne commercio.

Altra circostanza, in tutti gli ambienti dove gli agenti hanno svolto perquisizioni (in auto, in casa di De Mitri e in quello della nonna), non c’era materiale analogo a quello usato per confezionare le singole dosi o altro, in generale, usato di solito per la suddivisione. Il che dimostrerebbe la provenienza esterna, un acquisto da qualche pusher. Allo stesso modo, nessuna somma di denaro proveniente da pregresse cessioni di droga.

Consumatore massiccio di cocaina

Soprattutto, però, la consulenza di parte della genetista Giacoma Mongelli, ritenuta indiscutibile dal giudice, svelerebbe un consumo particolarmente forte di cocaina da parte dell’uomo. E il quantitativo sequestrato, risulta compatibile con il consumo di un periodo di uno/due settimane di un assuntore cronico. Quella trovata in casa della nonna di De Mitri, dunque, dovrebbe essere stata una piccola scorta personale. Questi gli elementi principali per cui si è arrivati all’assoluzione.

De Mitri, d’altro canto, nel corso dell’udienza di convalida aveva già detto al giudice per le indagini preliminari di aver nascosto la cocaina in casa della nonna, per evitare che altri parenti e persone a lui vicine la scoprissero. Fino a ieri, l’uomo era ancora ai domiciliari. Ha riacquistato la libertà.

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